Sudafrica, non solo Kruger: 6 parchi da non perdere

by Elena_myscratchmap
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Quando si pensa ai parchi sudafricani viene subito in mente il Kruger.

In realtà il Sudafrica ospita tantissimi parchi e riserve naturali: alcuni sono gestiti direttamente dal SAN Parks, l’ente nazionale che si occupa della loro tutela e valorizzazione, altri invece sono a gestione privata.

E allora durante un viaggio in Sudafrica non commetete l’errore di visitare “solamente” il Kruger, ma dedicate qualche giorno anche ad altri parchi ingiustamente considerati minori.

In questo post vi consiglio 6 parchi sudafricani, oltre al Kruger, che non potete proprio perdere!

Table Mountain National Park

Iniziamo da quello che è forse il secondo parco più famoso dopo il Kruger.
Esteso su un’area di 220 km² che va da Signal Hill a Cape Point, il Table Mountain National Park è un caleidoscopio di paesaggi fra i più vari: montagne di arenaria, spiagge caraibiche, foreste rigogliose e vallate verdissime.
La maggior parte dei visitatori si concentra sulla sua attrattiva principale ovvero l’iconicissima Table Mountain. La cima della Table può essere comodamente raggiunta prendendo la cablecar, ma i più sportivi possono anche cimentarsi con uno dei tanti senteri – più o meno impegnativi – che partono da diversi punti di Cape Town e alcuni persino dai Kirstenbosh Botanical Gardens.
Il panorama che si vede da quassù vale da solo il viaggio ed è facile intuire perchè la Table Mountain sia stata dichiarata una delle 7 meraviglie della natura.

Un altro spot da non perdere nel Table Mountain National Park è sicuramente Boulders Beach. Questa spiaggia dalla sabbia bianchissima e dall’acqua cristallina, è stata dichiarata riserva naturale ed è famosa per ospitare una nutrita colonia di tenerissimi pinguini africani che è possibile vedere da molto vicino.

L’altro fiore all’occhiello del Parco si trova esattamente alla sua estremità opposta ed è Cape Point.
Qui, oltre a vedere il faro, è possibile fare un trail che in un’oretta e mezza conduce fino al Cape of Good Hope con il famoso cartello.
In realtà ci si può arrivare anche in macchina, ma un posto leggendario come questo merita almeno un pò di fatica per essere raggiunto, non vi pare?

Capo di Buona Speranza my scratch map

Agulhas National Park

Molti credono che the most southern point sia il Capo di Buona Speranza, ma in realtà quello è il punto più a sud-ovest. La punta più estrema del Sudafrica, che più a Sud di così proprio non si può andare, è infatti Cape Agulhas con l’omonimo Parco.
Lasciate quindi che i pullman carichi di turisti si fermino a Cape of Good Hope, voi invece proseguite oltre, anche se per arrivare fino a qui dovete mettere in conto di fare una bella deviazione.
Ad attendervi ci sarà sicuramente un vento fortissimo: non lasciatevi scoraggiare e salite in cima al Cape Agulhas Lightouse prima di raggiungere The meeting of the oceans, il punto dove Oceano Indiano ed Oceano Atlantico si incontrano.

Noi abbiamo pernottato in uno dei bellissimi chalet dell’Agulhas Rest Camp e siamo anche riusciti a fare alcuni brevi trail immersi nei fynbos sudafricani.
Ma il vero motivo per cui dovete venire fin qui è l’incredibile cielo stellato che si può ammirare quando scende la notte: sembra davvero di poter contare tutte le stelle della Via Lattea.

Il nostro incantevole chalet

iSimangaliso Wetland Park

Meraviglia. Ma proprio letteralmente perchè questo è il significato della parola “iSimangaliso“.
L’iSimangaliso Wetland Park si estende fino al confine con il Mozambico ed è incastonato tra l’Oceano Indiano da un lato e il Lake St. Lucia dall’altro.
Questo Parco, dichiarato Patrimonio UNESCO, ospita diversi ecosistemi che vanno dalla barriera corallina alle paludi, passando per laghi e foreste litoranee.
Nei mesi tra giugno e novembre è possibile avvistare le balene che si spostano dalle fredde acque antartiche per venire a riprodursi al caldo vicino alle coste sudafricane e mozambicane, mentre all’interno è facile incontrare springbok e impala, ma anche ippopotami, rinoceronti e zebre.

Noi abbiamo visitato l’iSimangaliso in giornata da St. Lucia: ci siamo spinti fino alla meravigliosa spiaggia di Cape Vidal facendo tappa ai lookout di Catalina Bay e Mission Rocks. Se siete appassionati di diving potete pensare di andare anche a Sodwana Bay, paradiso delle immersioni.
Ricordatevi solamente che all’interno dell’iSimangaliso ci sono pochissimi punti di ristoro e quelli presenti, oltre ad avere una scelta limitata, sono anche carissimi per cui premuratevi di portare una buona scorta di acqua e qualcosa da mangiare.

 

Hulhluwe-Imfolozi Park

Decisamente il concorrente principale del Kruger per bellezza dei paesaggi e incontri con gli animali.
L’Hulhluwe-Imfolozi, che si pronuncia qualcosa come “Shloe-shloe-we-M’folozi”, è una tappa obbligata per chiunque transiti da St. Lucia ed è la prima riserva ad essere stata istituita in Sudafrica.
Qui è possibile avvistare tutti i Big Five, ma in particolare l’Hulhluwe-Imfolozi è famoso per l’alta concentrazione di rinoceronti – sia bianchi che neri – e in effetti noi abbiamo visto più rinoceronti qui che al Kruger.
Nonostante si possa pernottare all’interno del Parco, noi abbiamo preferito rimanere di base a St. Lucia e visitarlo in giornata: entrando a metà mattina dal Nyalazi Gate –  praticamente sul confine che divide in due il Parco, abbiamo percorso il tratto di strada asfaltata della Imfolozi Game Reserve (fino al Mpila Camp) per poi ritornare indietro e addentrarci nell’Hulhluwe Game Reserve dove, oltre a percorrere la strada asfaltata per uscire dal Memorial Gate giusti giusti per la chiusura delle 18, siamo riusciti a fare anche alcuni loop su strada sterrata.

C’è addirittura chi preferisce questo Parco al Kruger, per via della vegetazione più lussureggiante e dei continui saliscendi che rendono l’esperienza del safari ancora più emozionante, ma anche perchè le sue dimensioni più contenute (circa un ventesimo delle dimensioni del Kruger!) rendono più facili gli avvistamenti.
Per quel che mi riguarda sono due Parchi di una bellezza completamente diversa, ma sono contenta di aver fatto prima l’Hulhluwe-Imfolozi del Kruger: il tutto in un crescendo di emozioni.

Tsitsikamma National Park

Tsitsikamma è una parola khoisan che significa “luogo di abbondante acqua” e ben si addice a questo Parco affacciato sull’Oceano Indiano con le sue onde spumeggianti.
Attraversato da gole profonde e ammantato da rigogliose foreste, lo Tsitsikamma National Park incarna il lato più selvaggio e autentico della natura sudafricana, tanto da essere definito il gioiello della Garden Route.
Per godervelo al meglio vi consiglio di pernottare almeno due notti e di cercare di accaparrarvi una delle oceanette dello Storms River Mouth Rest Camp affacciate direttamente sull’Oceano.

La nostra oceanette

Al suo interno si trovano tantissimi sentieri e percorsi, più o meno lunghi ed impegnativi: tra i più famosi c’è sicuramente l’Otter Trail, 5 giorni di cammino per percorrere il tratto parallelo alla costa che va da Storms River Mouth a Nature’s Valley.  Noi ci siamo cimentati con dei percorsi più corti, in particolatr il Blue Duiker Trail, il Loerie Trail e il famosissimo Mouth Trail: appena un chilometro da percorrere seguendo una passerella di legno che attraversando la foresta conduce allo spettacolare ponte sospeso sullo Storms River.

De Hoop Nature Reserve

Last but not least, anzi.
Questa è una chicca per veri intenditori anche perché – diciamocela tutta – non è così facile arrivarci, ma ne vale davvero la pena.
Le dune del deserto bianco di De Hoop sono uno dei ricordi più belli che ho di tutto il viaggio e sono state uno dei punti fissi del nostro itinerario fin da subito.


Le cittadine più vicine sono Swellendam e Bredasdorp, che possono essere usate come basi d’appoggio, ma io vi consiglio fortemente di fermarvi a dormire in uno dei meravigliosi cottage di De Hoop Collection: anche se costano mediamente di più rispetto agli standard sudafricani vi assicuro che meritano tantissimo.
In ogni caso dovete mettere in conto di fare circa 40 km di strada sterrata per entrare e uscire dalla Riserva (fattibile anche senza un 4×4), per cui se decidete di andare e tornare in giornata tenetelo bene a mente visto che sullo sterrato difficilmente supererete i 40km/h. 

Del resto eravamo in viaggio di nozze

Noi siamo arrivati a De Hoop nel primissimo pomeriggio e ci siamo subito diretti alla famosissima duna Koppie Alleen: ci siamo tolti le scarpe e abbiamo iniziato a camminare controvento, affondando i piedi nella sabbia inaspettatamente dura e fredda. L’oceano, il deserto bianco ed in mezzo solo noi due.

Informazioni pratiche

Per accedere ai parchi sudafricani si paga una fee d’ingresso giornaliera il cui costo varia da parco a parco.
Se avete perciò intenzione di trascorrere all’interno dei parchi diversi giorni fate due conti e valutate se vi conviene acquistare la Wild Card: potete farlo direttamente online oppure al gate del primo parco in cui vi recate.
Ce ne sono di diversi tipi: individuale, di coppia e per famiglie, oltre che riferite a diversi cluster di parchi. Noi abbiamo acquistato direttamente dall’Italia la All Parks Cluster al costo di 1.380R.
Ricordatevi solo che la Wild Card non è comunque valida per l’iSimangaliso Wetland Park, mentre è compreso l’ingresso all’Hulhluwe-Imfolozi e anche a De Hoop sebbene non siano gestiti da SAN Parks.

Per quanto riguarda invece i pernottamenti all’interno dei rest camp, noi abbiamo fatto tutte le prenotazioni in autonomia e con diversi mesi di anticipo direttamente dal sito www.sanparks.com: considerate infatti che la  cancellazione è gratuita fino a 30 giorni prima e per certi parchi, come ad esempio lo Tsitsikamma se si punta alle oceanette, è meglio muoversi il prima possibile.
Per De Hoop invece abbiamo prenotato  direttamente dal sito di De Hoop Collection e abbiamo scelto di pernottare nella Opstal Stable Suite: il prezzo non è economicissimo, ma include anche la cena (divina!) e la colazione.

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