Premessa: questo post fa parte della rubrica #throwbackthursday, una sorta di bigino fotografico su cosa vedere a Betlemme in questo caso.
E’ il 26 Dicembre.
E’ giovedì.
Direi che non ci sono scuse: #throwbackthursday a Betlemme!
Benvenuti a Betlemme, benvenuti in PalestinaIl muro alto 8 metri e ricoperto di filo spinato che separa lo Stato di Israele dai Territori Palestinesi è ricoperto di messaggi di protesta caustici e graffianti, urla di dolore che è impossibile ignorareNemmeno 10 km separano Betlemme da GerusalemmePer entrare nella Basilica della Natività bisogna chinarsi: il portale, un tempo alto cinque metri e mezzo, è stato infatti murato ed è rimasta soltanto una bassa apertura di un metro e mezzo. Per uscire invece bisogna oltrepassare il convento francescano di Santa Caterina situato all’interno del complesso della BasilicaLa Basilica della Natività è stato il primo sito su suolo palestinese ad essere riconosciuto Patrimonio UNESCO nel 20121 milione e 600 mila: questo il numero delle tessere dei mosaici che ornano la BasilicaTre sono le confessioni cristiane che amministrano la Basilica, in un incrocio incessante di riti, processioni e preghiere: quella cattolica, quella greca-ortodossa e quella armeno-ortodossaHic de Virgine Maria Iesus Christus natus est: una stella indica simbolicamente il luogo dove Maria diede alla luce Gesù“Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo“
Make hummus not walls: sono sicura che Gesù sarebbe d’accordo
Andiamo fino a Betlemme, come i pastori. L’importante è muoversi. E se invece di un Dio glorioso, ci imbattiamo nella fragilità di un bambino, non ci venga il dubbio di aver sbagliato il percorso. Il volto spaurito degli oppressi, la solitudine degli infelici, l’amarezza di tutti gli uomini della Terra, sono il luogo dove Egli continua a vivere in clandestinità. A noi il compito di cercarlo. Mettiamoci in cammino senza paura.