Asia | Nepal | Tibet

Come organizzare un viaggio (quasi) fai da te tra Nepal e Tibet: consigli pratici dalla A alla Z

6 Agosto 2019
Mappa viaggio tra Nepal e Tibet

Mentre stavo organizzando il viaggio tra Nepal e Tibet avevo mille dubbi, paure e perplessità.
Sui costi in primis, sulle cose da fare e da vedere, sugli spostamenti e ovviamente sull’altitudine.
Prima di raccontarvi l’itinerario per filo e per segno ho condensato in questo post tutte le informazioni che io prima di partire non ho trovato facilmente e tutti i consigli che vi possono servire per organizzare un viaggio in quasi fai da te in questo angolo di mondo.
Come al solito consigli pratici dalla A alla Z.

A – Altitude sickness

Ovvero il temuto mal di montagna.
Un viaggio in questa parte di mondo significa essere pronti ad affrontare un’altitudine impegnativa, con tutti i rischi che ne possono derivare.
Per darvi un’idea l’altitudine media dell’altopiano tibetano è di 4.000m e si passa dai 3.600m della capitale Lhasa ai 5.200m dell’Everest Base Camp (vedi lettera E – Everest Base Camp).
Premesso che la capacità di acclimatarsi più o meno rapidamente non dipende né dalla forma fìsica né dall’allenamento, ci sono comunque alcune accortezze che si possono prendere.
La prima cosa che ci ha detto Dawa, la nostra guida tibetana, appena arrivati a Lhasa è stata: bevete!
Mantenersi idratati, sforzandosi di bere anche quando non si ha sete, è importantissimo: una brava guida vi obbligherà a bere praticamente dopo ogni piccolo sforzo, ad ogni passo montano, prima di scendere dal pulmino e subito dopo essere risaliti, e avrà per voi una scorta d’acqua da far invidia a un battaglione dell’esercito.
La seconda cosa da fare, o meglio da non fare, può sembrare strana ma credo che invece sia un accorgimento da non sottovalutare: il primo giorno che arrivate a Lhasa NON fate la doccia.
Dopo una doccia calda infatti il nostro corpo tende a sudare con il rischio di beccarsi dei raffreddamenti che possono rendere ancora più difficoltoso respirare a quell’altitudine, soprattutto di notte.
Ci si può poi aiutare prendendo il famigerato Diamox, un diuretico che abbassa la pressione (da farsi prescrivere dietro ricetta medica).
Noi l’abbiamo preso solamente nei 7 giorni di permanenza in Tibet, la sera prima di andare a dormire, e in effetti credo ci abbia aiutato.
Gli unici fastidi che abbiamo avvertito sono stati una leggera tachicardia appena arrivati a Lhasa, formicolio alle punta delle dita e ai talloni appena svegli – che però sparivano man mano che ci mettevamo in moto – e ovviamente fiato corto anche solo per piccoli sforzi, soprattutto nei primi giorni a Lhasa.
Infine un buon accorgimento da adottare è quello di pernottare sempre ad un’altitudine inferiore rispetto a quella massima raggiunta durante il giorno.
Una brava guida vi chiederà comunque sempre come state, come avete dormito, come vi sentiterere dopo aver affrontato l’immensa scalinata del Potala o valicato gli alti passi montani.
E soprattutto avrà sempre a disposizione dell’ossigeno da utilizzare in casi estremi.

3.646m, l’altitudine esatta di Lhasa

B – Bakhtapur

Per visitare la valle di Kathmandu noi abbiamo scelto come base d’appoggio la cittadina di Bakthapur e in particolare abbiamo soggiornato al Planet Bakthapur Hotel.
Che dire? Noi ci siamo innamorati cosi tanto del Nepal sicuramente anche grazie alle persone che abbiamo incontrato qui.
La storia del Planet inizia una ventina di anni fa, quando Francesco Sardano dopo diversi viaggi in Nepal decide di costruire da zero quello che diventerà poi il punto di riferimento per tantissimi italiani – ma non solo! – che decidono di visitare il Nepal.
Francesco è stato infatti preziosissimo nell’aiutarmi ad affinare l’itinerario che avevo abbozzato, a rispondere con pazienza infinita alle mie mail piene di domande e dubbi.
Il Planet oggi dà lavoro a circa diciotto famiglie nepalesi, una squadra di persone meravigliose capitanate dall’immenso Yam, una persona che definire straordinaria è poco.
Il Planet è letteralmente un’oasi di pace immersa nel verde, dove la gentilezza sincera, la cura dei dettagli e l’attenzione verso i planetini, come Francesco chiama affettuosamente tutti quelli che transitano dal Planet, fanno davvero la differenza: qui si arriva come ospiti per ripartire da amici.
Ed io non posso che consigliarvi con tutto il cuore di visitare il Nepal appoggiandovi a loro.

Il belissimo giardino del Planet Hotel, la nostra oasi di pace

C – Come vestirsi

Per il periodo in cui siamo andati noi, a cavallo tra aprile e maggio, abbiamo dovuto preparare una valigia mista con capi leggeri per il Nepal e capi pesanti per il Tibet.
In Nepal abbiamo trovato un clima che preannunciava l’arrivo della stagione monsonica, quindi caldo umido ma ancora sopportabile che però limitava parecchio la visibilità sulle montagne che circondano la Valle di Kathmandu.
Diverso discorso invece per il Tibet, dove abbiamo trovato un clima praticamente perfetto a Lhasa – con aria fresca e sole caldo che ci ha permesso di girare anche in maniche corte – mentre man mano che salivamo d’altezza abbiamo tirato fuori l’attrezzatura pesante: pile, giacca termica, guanti e berretta soprattutto per proteggersi dal vento.

Io imbacuccatissima al Campo Base dell’Everest

D – Dalai Lama

Non si può fare un viaggio in Tibet senza fare i conti con la sua storia più recente e in particolare con la situazione politica in cui si trova dopo la fuga del Dalai Lama avvenuta nel 1959.
Già perché il Dalai Lama attuale, Tenzin Gyatso,  capo spirituale del buddismo e capo politico del Tibet, è stato costretto a fuggire da Lhasa dopo l’occupazione cinese e attualmente è in esilio a Dharamsala, in India.
Il culto del XIV Dalai Lama è espressamente vietato dal governo cinese e addirittura fino ad alcuni anni fa ai tibetani era proibito recitate l’OM con cui di solito si riferivano proprio al Dalai Lama, ma almeno in questo i cinesi hanno fatto un passo indietro anche perché i tibetani preferivano piuttosto finire in prigione.
Le guide tibetane quindi difficilmente parleranno del Dalai Lama attuale, anche se magari a domanda diretta vi risponderanno: tenete però sempre bene in mente che mentre voi ripartirete, per i tibetani – a cui tra l’altro non è concesso avere il passaporto – potrebbero esserci conseguenze anche gravi.

E – Everest Base Camp

O come viene chiamato in gergo EBC.
Innanzitutto occorre precisare che i Campi Base sono due, uno dal lato nepalese e l’altro dal lato tibetano.
Seconda cosa curiosa è che i due Campi Base si trovano a due differenti altezze: il primato in questo caso spetta all’EBC nepalese situato a 5.364m contro i 5.200m di quello tibetano.
Ma mentre il Campo Base nepalese può essere raggiunto solo a piedi con un trekking di circa 11/12 giorni partendo dal leggendario aeroporto di Lukla, il Campo Base tibetano può essere raggiunto con molta meno fatica in quanto i cinesi hanno costruito una carrozzabile che conduce quasi fin sotto l’Everest.
Dal 1° maggio di quest’anno però non è più possibile arrivare all’EBC lato Tibet con i propri mezzi, ma circa venti chilometri più indietro bisogna parcheggiare e utilizzare dei pullman elettrici.
Il Campo Base turistico rimane poi arretrato di qualche chilometro rispetto al Campo Base alpinistico, quindi non aspettatevi di vedere le famose tende colorate degli alpinisti neanche con il binocolo.

Il Monastero di Rongbuk e sullo sfondo il Monte Everest velato dalle nubi

F – Fai da te

Per quanto riguarda il Nepal organizzare un viaggio in completa autonomia è fattibilissimo, anche se vi consiglio comunque di appoggiarvi ad una brava guida locale (vedi lettera G – Guida).
Diverso invece il discorso per il Tibet o per meglio dire per la Regione Autonoma del Tibet.
Qui infatti non è possibile muoversi da soli, ma bisogna per legge appoggiarsi ad agenzie autorizzate – leggesi cinesi – che metteranno a disposizione una guida e un driver per tutta la durata del viaggio: l’itinerario con i vari spostamenti e pernottamenti deve infatti essere preventivamente comunicato e approvato dalle autorità cinesi e difficilmente si potranno inserire delle variazioni in corsa.
Inoltre considerate che mentre in Nepal si riesce bene o male a comunicare in inglese, in Tibet non è così e a meno che non sappiate un po’ di tibetano o un pò di cinese difficilmente riuscitete a comunicare con la maggior parte delle persone.
Noi ci siamo appoggiati, su suggerimento di Francesco del Planet, Sahara Holidays Nepal Trek dove siamo stati seguiti benissimo da Gopal.

Momenti di vita nepalese

G – Guide

Noi di solito siamo un po’ allergici al discorso guide, ma devo dire che in questo caso avere una guida – anzi due! – è stato sicuramente qualcosa che ha reso il viaggio ancora più speciale.
Senza Padam, la nostra guida nepalese, e Dawa, la nostra guida tibetana, non saremmo infatti riusciti a capire tantissimi aspetti della cultura di questi due paesi così lontani e diversi da noi.
Padam è stato tanto lauto nelle spiegazioni e negli aneddoti quanto curioso con le sue domande sull’Italia e sulla cultura occidentale in generale.
Mi ha stupito moltissimo il suo confrontare di continuo l’antichità dei monumenti piuttosto che dei testi sacri induisti con i nostri, oltre che il suo interesse verso fatti storici di cui aveva letto o semplicemente sentito parlare.
Anche il cibo era un argomento ricorrente nelle nostre conversazioni e sono orgogliosa di aver rivelato a Padam che la pizza non è affatto di origine americana (!!!).
Tutt’altro invece l’approccio di Dawa, sempre cortese ma all’inizio un po’ diffidente: si è sciolto solo dopo aver capito che noi eravamo dalla parte dei tibetani, raccontandoci con grande orgoglio il suo mondo senza però (poter) sapere cosa avviene fuori dal Tibet o più propriamente dalla Mainland, la Cina.
Fun fact: l’unico aspetto del mondo occidentale che sembra aver valicato il temibile Great firewall cinese è…..CR7!
Incredibile ma vero, Ronaldo va forte pure in Tibet.

H – Himalaya

La prima volta che abbiamo visto la catena himalayana è stato dall’aereo che ci stava portando da Kathmandu a Lhasa.
Uno spettacolo talmente maestoso ed incredibile che quasi avevo le lacrime agli occhi.
Scendendo poi da Lhasa verso sud-ovest abbiamo nuovamente incontrato la catena himalayana all’ingresso del Qomolangma National Nature Preserve.
E da quel momento non ci ha più abbandonato fino quasi al confine con il Nepal.
Qui lo spazio immenso dell’altopiano tibetano sembra essere racchiuso tra le bandierine di preghiera sferzate dal vento e le cime maestose  che si stagliano all’orizzonte.
Dimora delle nevi e degli dei,  guardiani silenziosi, capolavoro immenso della natura.

La catena himalayana avvolta dalle bandierine di preghiere sul passo montano Kya Wu Lha

I – Itinerario

Dell’itinerario di dettaglio ve ne parlerò più avanti con dei post dedicati.
Qui intanto vi dico che abbiamo trascorso 4 giorni pieni (+1 non preventivato) nella valle di Kathmandu visitando oltre alla capitale, Bakthapur, Patan e il piccolo villaggio di Timi.
I giorni in Tibet, che dovevano essere complessivamente 8, causa volo cancellato sono diventati 7 (da qui il giorno in più a Kathmandu).
Per fortuna siamo comunque riusciti a recuperare tutto quello che avevamo in programma tranne il pernottamento all’EBC.
Devo dire che un pò ci è dispiaciuto, ma due ragazzi umbri che abbiamo incontrato durante il viaggio ci hanno raccontato essere stato il pernottamento peggiore di tutto il viaggio – un po’ per altitudine e un po’ perche c’erano due-e-dico-due bagni chimici per circa trecento persone (!!!) e quindi forse è andata bene anche così.

Boudhanath , la stupa più grande di tutto il Nepal

J – Jet Lag

In questo caso abbiamo a che fare non con uno, ma con ben due fusi orari.
Il Nepal si trova infatti +4 ore e 45 dall’Italia, mentre il Tibet è a +6 ore dall’Italia. Aspetto da considerare se come noi poi rientrate in Nepal dal Tibet, con il quarto d’ora dell’orologio da sistemare.

K – Kathmandu

Se penso a Kathmandu mi sembra ancora di sentire il pizzicorio alla gola tra polvere e smog.
Credo di non avere mai visto una città così incasinata, trafficata e – purtroppo – inquinata.
Ma sotto tutto quello smog, sotto gli strati di quella polvere che finisce per ricoprire ogni cosa, si scorge una bellezza unica, mistica e fiera, terrena ma trascendente.
E così nonostante templi ed edifici ancora mezzi distrutti, il traffico delirante e la confusione è impossibile non lasciarsi ammaliare dalla sua atmosfera.
Da non perdere su tutto la bellissima, ancorché gravemente danneggiata, Durbar Square e Thamel, il quartiere degli alpinisti e dei backpacker dove andare a caccia di attrezzatura tecnica scontatissima e souvenir.

Angolini bellissimi in quel di Kathmandu

L – Lhasa

La città proibita per definizione.
Un sogno per qualsiasi viaggiatore che si definisca tale.
Prima di partire leggerete che Lhasa non è più quella città descritta da coloro che per primi l’hanno raggiunta, non è più nemmeno la Lhasa di Francis Younghusband, di Alexandra David-Néel o di Heinrich Harrer.
Vi diranno che Lhasa è diventata il parco giochi dei cinesi, emblema dello sfregio che la Cina sta compiendo su tutto il Tibet.
Eppure c’è un fascino innegabile in Lhasa, un’atmosfera che poche altre città al mondo hanno.
Certo bisogna guardare oltre le gigantografie dei presidenti cinesi, i militari, le bandiere rosse, la strada a quattro corsie che ha letteralmente spaccato in due la montagna sacra su cui svetta il Potala e non si deve nemmeno indugiare troppo lo sguardo sui tristissimi pedalò a forma di papera nel laghetto ai piedi del Potala.
Ma la sacralità di Lhasa è ancora tangibile e la si ritrova nella gestualità dei pellegrini che compiono la kora, nelle ruote di preghiera che girano instancabili, nel profumo d’incenso che si diffonde nell’aria e nell’odore acre delle lampade al burro di yak nel Jokhang Temple.
E finché lo sguardo dei tibetani potrà posarsi sul Potala, sempre viva sarà la speranza di libertà.

Il Potala, simbolo di Lhasa

M – Monasteri

I monasteri sopravvissuti alla furia della Rivoluzione Culturale sono i guardiani della cultura tibetana e custodiscono al loro interno tesori preziosissimi.
In un itinerario classico visiterete  sicuramente i monasteri di Drepung e Sera, a pochi chilometri da Lhasa, il Pelkhor Chode a Gyantse e il Tashilhunpo a Shigatse (vedi lettera X- Xigazè).
Se andrete poi all’Everest Base Camp una tappa emozionante sarà sicuramente il Monastero di Rongbuk.
Come tutti i luoghi di culto, anche i monasteri hanno regole precise da rispettare.
In particolare ricordatevi di camminare sempre in senso orario, non indicate mai con l’indice le statue di Buddha (è segno infatti di minaccia) ma utilizzate sempre il palmo della mano rivolto verso l’alto e infine non fotografate gli interni dei monasteri a meno che non vi sia un esplicito cartello di permesso (di solito è possibile fotografare dietro ad un’offerta di 20CNY).
Se avete dubbi in ogni caso chiedete alla vostra guida: sicuramente apprezzerà la vostra attenzione.

Dibattito tra monaci al Monastero di Drepung

N – Namasté

Una forma di saluto che in Nepal accompagnerà  ogni sguardo e ogni sorriso che incontrerete.
E il gesto delle mani giunte, l’anjali,  che accompagna ogni namasté rappresenta l’unione dello spirito e della materia.
Namasté allora, saluto il dio che c’è in te.

Namasté

O – Oman Air

Noi siamo volati in Nepal con Oman Air: da Milano Malpensa abbiamo fatto scalo a Muscat per arrivare a Kathmandu alle 8 del mattino, avendo così la giornata piena a disposizione.
La nostra esperienza con la compagnia omanita è stata più che positiva, sia per la comodità degli aerei che per i pasti e la qualità dell’intrattenimento a bordo (anche se devo dire la verità: io dormo quasi tutto il tempo in aereo!).
Costo del volo prenotato ad inizio gennaio per fine aprile 610€ dopo averlo tenuto d’occhio per qualche mese e aver visto che il prezzo era più o meno stabile .

P – Prese elettriche

Se provate a googlare vedrete che in Nepal si utilizzano le prese di tipo C, D e M, mentre in Tibet quelle di tipo A, I e G.
Per non so quale ragione però, sia in Nepal che in Tibet si riescono ad utilizzare senza problemi le prese italiane a due spinotti, anche se vi consiglio comunque di portarvi per sicurezza un adattatore universale.

Q – Quando andare e quanto costa

Pur essendo vicini Nepal e Tibet hanno differenze climatiche sostanziali.
Per visitare il Nepal il periodo migliore è l’inizio della primavera, tra marzo ed aprile, quando le temperature sono piacevoli e la vegetazione in fiore, oppure l’autunno quando l’aria tersa permette una visibilità migliore sulle montagne.
Da evitare invece, se possibile, il periodo estivo che coincide con la stagione monsonica, con la sola eccezione dell’Upper Mustang dove si può fare trekking anche a luglio e ad agosto.
Discorso diverso invece per il Tibet dove la catena himalayana lo ripara dai monsoni del periodo estivo.
Come vi ho detto sopra il periodo in cui ci siamo stati noi, a cavallo tra fine aprile e inizio maggio, è stato ottimale per il Tibet dove abbiamo trovato un clima davvero piacevole, mentre eravamo un po’ al limite in Nepal dove il cielo spesso lattiginoso e la cappa di umidità preannunciavano l’arrivo della pioggia monsonica.

Si ma quanto costa un viaggio tra Nepal e Tibet?
Entrambi i paesi hanno un costo della vita molto, molto più basso rispetto allo standard italiano, ma mentre in Nepal è possibile organizzarsi autonomamente, in Tibet il doversi per forza appoggiare ad un’agenzia fa lievitare enormemente i costi.
Per darvi un’idea noi per 5 giorni in Nepal (pernottamenti, colazioni e cene al Planet, driver e guida inclusi) abbiamo speso 275€ a testa; mentre per 8 giorni di viaggio in Tibet (pernottamenti, colazioni, driver, guida, ingressi ai monasteri, visto cinese e permessi inclusi) abbiamo speso 1.700€ a testa.

Paesaggi tibetani: questo è il lago Yamdrok, il lago turchese

R – Rupie nepalesi

La valuta ufficiale del Nepal è la rupia nepalese: con il cambio attuale 1€ equivale a circa 122 rupie.
Noi siamo partiti da casa con un po’ di euro in contanti, da utilizzare sia per pagare il visto nepalese in aeroporto (vedi lettera V – Visti e permessi) che per un piccolo cambio in valuta locale al nostro hotel.
Abbiamo poi prelevato la maggior parte delle rupie in un ATM anche se abbiamo dovuto provare diverse banche prima di riuscire a farcela: con circuito Mastercard abbiamo avuto problemi a prelevare agli ATM della Everest Bank Limited e dell’Himalayan Bank Limited, mentre quando stavamo perdendo le speranze siamo riusciti a prelevare alla Nepal Bank Limited (vicino all’ingresso della Durbar Square di Bakhtapur).
Considerate comunque che tutti gli ATM in Nepal applicano delle commissioni per i prelievi con carte estere, generalmente tra le 300 e le 500 rupie a transazione.

Le rupie nepalesi con raffigurati gli animali del Nepal e ovviamente sua maestà l’Everest

S- Sichuan Airlines

Noi abbiamo volato da Kathmandu a Lhasa con la compagnia cinese Sichuan Airlines, prenotando i biglietti con un paio di mesi di anticipo al costo di circa 200€ a testa.
Per la prima volta abbiamo provato l’ebbrezza di vedere il nostro volo cancellato causa bad weather che, dovendo sorvolare la catena himalayana, non è un dettaglio da prendere tanto sotto gamba.
Siamo quindi stati trasferiti in pieno centro a Kathmandu nel lussuosissimo Annapurna Hotel e riprotetti sul volo del giorno seguente.
A parte quindi la cancellazione del volo, nel complesso la nostra esperienza con loro è stata buona e non ci possiamo di certo lamentare di come hanno gestito l’imprevisto.

Sorvolando la catena himalayana

T – Tashidelee

Ciao, ehilà , buongiorno, buona giornata, buonanotte e qualsiasi altra forma di saluto che vi possa venire in mente.
Tashidelee è il saluto tibetano per ogni occasione ed è il quasi esatto corrispettivo di namasté. Da pronunciare con la e finale accentata.

U – Un viaggio impegnativo

Ve l’avevo già raccontato in questo post appena tornata.
Quello in Nepal e in Tibet non è affatto un viaggio semplice. E non mi riferisco solamente al discorso dell’altitudine.
E’ un viaggio impegnativo, per gli occhi e per il cuore.
Panorami potenti si mescolano ad incontri che scuotono l’anima.
Non si può rimanere indifferenti alle condizioni di un popolo gentile come quello nepalese, dove la povertà si tocca con mano e dove gli effetti del terremoto sono una ferita ancora aperta.
Né tantomeno si può ignorare quello che il governo cinese sta perpetuando da ormai più di mezzo secolo in Tibet, l’oppressione di un popolo e la cancellazione di un’identità culturale millenaria.
Senza che nessuno dica o faccia nulla.

La campana è sempre presente nei templi nepalesi e viene suonata per richiamare la divinità

V – Visti e permessi

Per entrare in Nepal, oltre ad avere il passaporto con validità di almeno 6 mesi dalla data di uscita dal paese e con almeno 2 pagine libere, è necessario munirsi di visto.
Il visto turistico – con validità di entrate/uscite multiple per 15, 30 o 90 giorni al costo di 30$, 50$ o 115$ – viene riliasciato direttamente all’Aeroporto Tribhuvan di Kathmandu.
Per velocizzare la procedura di entrata, è possibile richiedere il visto anche online a partire da 14 giorni prima dell’arrivo previsto in Nepal.
Noi abbiamo fatto proprio così e abbiamo semplicemente presentato la ricevuta stampata allo sportello del Visa collection in aeroporto, dove abbiamo pagato il visto in contanti nell’equivalente in euro di 25$.
Abbiamo poi consegnato la ricevuta del pagamento allo sportello dell’immigrazione dove finalmente ci hanno messo il timbro d’ingresso sul passsaporto.
Per entrare in Tibet dal Nepal avrete invece bisogno di fermarmi sul suolo nepalese per almeno 3 giorni lavorativi, ovvero il tempo necessario alla vostra agenzia per sbrigrare le pratiche di ottenimento del visto cinese (90$, normalmente già incluso nel pacchetto dell’agenzia).
Oltre al visto, l’agenzia vi procurerà il Travel Tibet Bureau Permit (TTB Permit), un documento che riceverete in duplice copia originale da presentare in ingresso e in uscita dal Tibet, nonchè il Public Security Bureau Permit (PSB Permit) che vi servirà per superare i vari checkpoint sulla strada che da Lhasa vi condurrà alla frontiera con il Nepal.
Entrambi i permessi sono inclusi nel costo del pacchetto dell’agenzia, così come la fee d’accesso alla strada che conduce all’Everest Base Camp.
Fate solamente attenzione in uscita dal Tibet perché, a meno che non lo richiediate espressamente, non vi verrà apposto il timbro cinese di uscita sul passaporto e alla frontiera di ingresso in Nepal potrebbero farvi storie.
La nostra agenzia ci aveva dato per fortuna due copie del TTB Permit, mentre altri viaggiatori hanno dovuto tribolare un po’andando a recuperare le prenotazioni aree.
Un consiglio spassionato: chiedete alla vostra agenzia qualche fotocopia del TTB Permit o scattate voi una foto per sicurezza.

W – WC

Di WC vi avevo parlato anche nel post sui consigli pratici per organizzare un viaggio in Giappone.
Non perché io sia particolarmente fissata con l’argomento water&co. ma mentre il Giappone è il paradiso per ogni viaggiatore anche sotto questo punto di vista, in Tibet preparatevi al peggio.
Vi dico solo che la nostra guida ad una delle prime soste panoramiche appena partiti da Lhasa ci ha invitato ad utilizzare le restroom en plein air ogni qualvolta ci fossimo fermati, perchè anche a suo dire le i bagni pubblici erano very very dirty.
E dopo aver messo il naso dentro ad una toilette utilizzata da centinaia di cinesi vi assicuro che è meglio tirarsi giù i pantaloni dietro ad un sasso.
Non aspettatevi grandi cose nemmeno dai monasteri: i bagni consistono solitamente in uno spazio rialzato sopra ad un canale dove scorre un rivolo d’acqua. Ah ovviamente senza porte. Paese che vai…

X –  Xigazê

[Ok qui sono al limite della correttezza, ma per la prima volta sto per completare tutto l’alfabeto #dallaAallaZ :)]
Xigazè o Shigatse è la città più importante del Tibet dopo Lhasa e si trova a ben 3.800m di altitudine.
Da sempre è associata ad un figura importantissima del buddismo tibetano, quella del Panchen Lama, la seconda autorità tibetana dopo il Dalai Lama.
Cuore della città è proprio il monastero di Tashilhunpo, da sempre residenza del Panchen Lama almeno fino all’ingerenza cinese.
L’ultimo Panchen Lama è infatti sparito misteriosamente dopo il suo riconoscimento da parte del Dalai Lama nel 1995 e sostituito da un Panchen Lama filo-cinese: ad oltre vent’anni dalla sua scomparsa nessuno sa dove si trovi il legittimo Panchem Lama che all’epoca in cui venne rapito aveva soltanto sei anni.
Ma questo non è l’unico mistero della città di Shigatse.
Noterete infatti svettare un edificio del tutto simile ad un Potala in miniatura: si tratta dello Shigatse Dzong, costruito proprio su modello del Potala di Lhasa e attualmente vuoto.
Dawa ci ha raccontato la leggenda secondo cui un signorotto locale, dopo essersi recato in pellegringaggio a Lhasa, restò talmente impressionato dalla magnificenza del Potala da riprodurlo sull’unica cosa che aveva con sè su cui poter scrivere: una….carota!
Una volta tornato a Shigatse però, la carota si era talmente rinsecchita che le proporzioni del Potala non risultavano più come l’originale ed ecco allora spiegato il motivo del “mini” Potala.

Scarpe tradizionali dei monaci al Monastero di Tashilhunpo: sembrerà scontato ma abbiamo visto monaci girare con le Nike!

Y – Yuan

In Tibet la valuta ufficiale è lo Yuan/Remninbi cinese e con il cambio attuale 1€ equivale a circa 7,9CNY.
Noi abbiamo prelevato soldi in contanti direttamente a Lhasa: dopo un tentativo a vuoto all’ATM dell’Agricoltural Bank of China siamo riusciti a prelevare senza problemi alla Bank of China.
Qui l’importo massimo prelevabile è di 2.000CNY, ma a noi sono bastati e avanzati 1.500CNY tanto che poi in Nepal li abbiamo nuovamente cambiati in rupie nepalesi.
Unico accorgimento di cui avevamo letto prima di partire è che a volte le carte straniere vengono “mangiate” dagli ATM, quindi meglio prelevare durante l’orario di apertura delle banche.

Il Potala riprodotto sulla banconota da 50CNY

Z – Zaino in spalla

Un viaggio come questo è senza dubbio un viaggio da fare zaino in spalla. Noi ci siamo trovati bene con questo modello della Decathlon, comodissimo da tirare su e giù da aerei/pulmini vari e molto più pratico che trascinare una valigia lungo le strade nepalesi (soprattutto quando si è trattato di attraversare a piedi la frontiera tra Tibet e Nepal).
Insomma questo viaggio è l’occasione per tirare fuori il backpacker che c’è in voi!

Angolini in quel di Bakhtapur

Potrebbe interessarti anche:

  1. Namaste Elena,
    Yam mi ha inoltrato adesso il link al tuo Blog, che bella sorpresa di ferragosto ! Resoconto completo e interessantissimo. Avviso che dal 17 luglio il visto Nepal fino a 15 giorni costa 30 usd invece di 25, quello da un mese 50 usd invece di 40, quello da 3 mesi 115 usd invece di 100. Elena e Marco, grazie infinite da noi del Planet Bhaktapur (Nepalplanet)… Da Yam, da tutti i Ragazzi del Planet, la Guida Padam e i driver. Anche dal buon Gopal. Un abbraccio, sempre buon tutto, Namaste ! Francesco

    1. Caro Francesco, non sai che piacere sentirti!
      Grazie di cuore a voi per aver reso speciale questo viaggio e grazie anche per la segnalazione sul visto, ho provveduto ad aggiornare il post.
      Un abbraccio a te, a Yam e a tutti i ragazzi del Planet da parte mia e di Marco.
      Namaste e…a presto! 🙂

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *