5 castelli (+1) da non perdere in Valle d’Aosta

by Elena_myscratchmap

Da bambini tutti abbiamo imparato che la Valle d’Aosta è la regione più piccola d’Italia.
Quello che non ci hanno detto però, è che la Valle d’Aosta è la regione più ricca di castelli d’Italia.
Qui ce ne sono in tutto ben 72 tra castelli veri e propri, roccaforti e torrioni: ecco allora 5 castelli + 1 che non potete assolutamente non visitare!

Castello di Issogne

Niente torri merlate, nessun camminamento di ronda e nemmeno fossati e ponti levatoi. Issogne è una splendida testimonianza di eleganza e raffinatezza: qui si inneggia alla vita, non alla guerra.
Il castello di Issogne, legato come molti altri castelli della Valle d’Aosta alla potentissima famiglia degli Challant, è una corte in miniatura dove ancora oggi risplendono i fasti del passato.
A fronte di un esterno quasi austero, l’interno è un tripudio di finestre crociate e affreschi ricchi di colore che raccontano la vita di quel tempo: ricercatezza e gusto del buon vivere sono i protagonisti assoluti di questa sontuosa dimora signorile.
Ma il capolavoro d’Issogne è la celebre Fontana del Melograno, vero gioiello scultoreo ed iconografico a partire dalla vasca ottagonale, geometria perfetta che simboleggia il ciclo infinito di nascita-morte-rinascita ed augurio di eternità.
Al centro invece, quello che nonostante il nome è un ibrido tra un melograno e una quercia: l’albero possente e il frutto beneaugurale per definizione.
Ma aguzzate la vista: mimetizzati tra le foglie troverete anche dei draghi.
Il loro compito? Tenere lontani il male e l’invidia.

Castello di Verrés

Possente e maestoso, abbarbicato su un picco roccioso che domina il sottostante borgo di Verrés e quella che un tempo era la via romana delle Gallie.
Il castello di Verrés è un’armatura di pietra, un monoblocco praticamente inespugnabile.
Il suo aspetto, indiscutibilmente severo e militaresco, ricorda il suo creatore Yblet de Challant descritto “di statura grande et grosso, ben fatto” ma anche “gran cavagliere et generale…feroce d’animo, però benigno”.
E al suo interno infatti è tutto un rincorrersi di archi, camini immensi e finestre che sembrano dei ricami su pietra.
Ma il Castello di Verrés è anche donna e la donna in questione è Catherine de Challant.
Unica erede insieme alla sorella del padre François, che si rifiutò di rimettere i suoi beni in mano sabauda qualora non avesse avuto eredi maschi, con l’aiuto del marito Pierre d’Introd ingaggiò una dura lotta con il cugino, supportato dall’altro ramo della famiglia e dagli stessi Savoia.
Il nome di Catherine de Challant risuona ancora oggi per le strade del borgo di Verrès in occasione del Carnevale storico, dove al grido di “Vive Introd e Madame de Challant! Vive, vive, vive! si ricorda l’episodio durante il quale si lanciò nelle danze insime ai suoi sudditi.
Un gesto rivoluzionario per l’epoca che scateno l’entusiasmo dei popolani che si schierarono al suo fianco.

Castello Reale di Sarre

A pochi chilometri da Aosta, il Castello di Sarre è l’emblema della passione per la caccia di Vittorio Emanuele II di Savoia.
Era il 1850 quando le roi chasseur scoprì per la prima volta la bellezza del Gran Paradiso e ne restò immediatamente conquistato.
Pochi anni dopo aquistò il castello di Sarre che divenne il vero e proprio “quartier generale” del re per l’organizzazione delle battute di caccia.
Pensato per essere utilizzato solamente dagli uomini di casa Savoia e per questo inizialmente molto spartano, venne poi ristrutturato ed ingentilito negli spazi interni per garantire maggior comodità anche a regine e principesse.
Il fiore all’occhiello del Castello è indubbiamente la galleria che conduce al salone d’onore: qui sono esposte ben 669 paia di corna di stambecchi, in un vortice di decorazioni che celebrano la passione venatoria dei sovrani.
Una curiosità: a differenza degli altri castelli dei Savoia, il Castello di Sarre era proprietà personale dei Savoia, ragion per cui non rientrò nei beni che passarono alla Repubblica a seguito del referendum del 1946.
Ultimo Conte di Sarre fu quindi Emanuele Filiberto – sì lui, quello di Ballando con le stelle (!!!) – fino quando nel 1989 il Castello venne ceduto alla Regione Autonoma Valle d’Aosta.
E ad inaugurare la sua apertura al pubblico come museo venne chiamata colei che più di altri amò questo luogo: Maria José di Savoia.

Castello di Sarriod de la Tour

Quello di Sarriod de la Tour non viene spesso incluso in un primo giro dei castelli in Valle d’Aosta.
Ed è un vero peccato.
Il suo disordine apparente nasconde infatti autentici capolavori: raffinate finestre crociate, una splendida scala a chiocciola e un ciclo di affreschi che illuminano la cappella.
Ma il protagonista assoluto, dal fascino grottesco e misterioso, è rappresentato dalla cosiddetta “Sala delle Teste”.
Si tratta di uno straordinario salone d’onore adornato da 171 mensole lignee che decorano il soffitto: esseri mostruosi metà uomini e metà animali, sirene, diavoli, volti umani deformi rievocano il mondo fantastico dei bestiari medievali.
Incastonato tra i meleti, il Castello di Sarriod de la Tour è diverso da tutti gli altri, sospeso tra un Medioevo tormentato e un primo timido Rinascimento.

Castello di Fenis

Quello di Fenis è IL castello per antonomasia.
Un immenso trono di pietra che si erge solitario al limitare del centro abitato, in un susseguirsi di torri e mura merlate che sembrano accavallarsi tra loro, accrescendo ancor di più la suggestione di trovarsi di fronte al castello delle fiabe.
Racchiuso al suo interno, come un gioiello prezioso, il cortile su cui troneggia un magnifico affresco quattrocentesco raffigurante San Giorgio che uccide il drago per liberare un’incantevole dama. L’imponente scalone conduce poi al piano nobile dove la famiglia degli Challant è celebrata in tutta la sua potenza.

(+1) Castello di Ussel

Il motivo del +1 è che il Castello di Ussel non è al momento visitabile all’interno, ma è talmente suggestivo che merita una visita veloce anche solo per ammirarlo da fuori.
Una piccola curiosità: il Castello di Ussel fu acquistato nel 1984 dal Barone Marcel Bich, la cui famiglia era originaria proprio della Valtournenche, per essere donato alla Regione Valle d’Aosta affinché lo aprisse al pubblico. Magari il nome Bich non vi dice nulla, ma se togliamo l’h? Stiamo parlando proprio di quel Mr BIC che diffuse la penna a sfera in tutto il mondo.

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