Asia

Viaggiare è sempre una buona idea. Next scratch: Nepal e Tibet

27 Marzo 2019
Guide di viaggio Lonely Planet

Scrivo questo post con un misto di eccitazione, euforia, ansia e paura.
Ancora non ci credo, ma tra meno di un mese realizzeremo uno dei nostri travel dreams più grandi.
Un viaggio sognato da sempre, desiderato più che mai, perfino accarezzato da vicino quando stavamo pensando al nostro viaggio di nozze e poi, a malincuore, messo da parte.

E invece questa volta ci siamo.
Ci siamo per davvero: Nepal e Tibet arriviamo!

Sui viaggi io ho una teoria tutta mia: credo che in alcuni casi siano loro a sceglierci e non viceversa, un pò come le bacchette con i maghi (ok, questa la capiranno in pochi).
Alcuni viaggi ci ammaliano da lontano, magari rimangono per anni sullo sfondo del nostro personale mappamondo e poi all’improvviso si fanno prepotentemente spazio e sembrano dire “è ora“.
Così per noi Nepal e Tibet sono sempre stati lì, tra le tante idee di quei viaggi once in a lifetime, che “chissà se riusciremo mai”.

E poi una serie di segnali-coincidenze-congiunzioni astrali propizie: i voli ad un buon prezzo, le ferie approvate per un periodo di viaggio giusto a livello climatico, una quotazione di un’agenzia locale accettabile per la parte tibetana del viaggio.

Orgnizzazione e itinerario

Questa volta muoversi in autonomia è un pò più difficile del solito per il Nepal e addirittura impossibile per il Tibet.
Così nell’organizzazione del viaggio ci siamo affidati a quel santo di Francesco – che da anni si è trasferito in Nepal e ha risposto a tutte le nostre domande e ai nostri dubbi aiutandoci a confezionare l’itinerario nepalino, come lo chiama lui – e ci ha messo in contatto con l’agenzia di Gopal per organizzare i giorni in Tibet.

Il nostro viaggio si dividerà quindi in 4 giorni in Nepal, dove esploreremo la valle di Kathmandu, per poi volare su Lhasa dove inizieremo il nostro tour di 8 giorni in Tibet prima di rientrare l’ultimo giorno nella capitale nepalese.

L’incognita dell’altitudine

La grande incognita è indubbiamente rappresentata dall’altitudine. Dai 1.400m di Kathmandu passeremo infatti direttamente ai 3.650m di Lhasa dove rimarremo 3 giorni per acclimatarci: saliremo poi gradualmente da 3.900m fino a 5.000m, per toccare il punto più alto di tutto il viaggio all’Everest Base Camp a 5.200m.

Non sappiamo come il nostro corpo reagirà a queste altitudini: la capacità di acclimatarsi più o meno rapidamente non dipende infatti né dalla forma fìsica né dall’allenamento, ma sembra essere qualcosa di geneticamente determinato.
Speriamo di essere fortunati o comunque di non soffrire troppo il mal di montagna.

Mai come in questo caso è importante quindi stipulare una buona assicurazione di viaggio che copra tutte le eventualità e ancora una volta abbiamo deciso di appoggiarci a Columbus Assicurazioni, compagna di viaggio ormai collaudata.

Qualche curiosità…

Dato che questa volta l’aspetto prettamente organizzativo è stato subito risolto con l’aiuto di Francesco e Gopal, ne stiamo approfittando per leggere tantissimo e cercare di arrivare il più preparati possibile a questo ritorno in Asia.

Ecco allora qualche curiosità che ho scoperto in questi mesi di letture e approfondimenti:

  • il toponimo Nepal deriva dal sanscrito nipalaya che significa “ai piedi delle montagne
  • il Nepal ospita ben otto dei quattordici Ottomila: Everest,
    Kangchenjunga, Lhotse, Makalu, Cho Oyu, Dhaulagiri, Manaslu e Annapurna
  • i nepalesi dividono l’anno in sei stagioni anziché in quattro: troviamo quindi primavera, stagione calda pre-monsonica, monsone, post-monsone, autunno e inverno
  • l’altopiano tibetano ha un’altitudine media di oltre 4.500m e da qui nascono i fiumi più sacri e importanti di tutta l’Asia – il Fiume Giallo, il Mekong, l’Indo, il Brahmaputra e il Gange: per questa sua importanza nell’ecosistema mondiale, al pari di Polo Nord e Polo Sud, il Tibet è spesso identificato dagli studiosi come “Terzo Polo
  • Lhasa è la seconda città più alta del mondo (la prima è – con molta fantasia – El Alto, in Bolivia, con i suoi 4.080m)
  • l’ingresso nella capitale del Tibet è stato per secoli proibito agli occidentali: il primo europeo a compiere l’impresa fu proprio un italiano, il gesuita Ippolito Desideri, nel 1716

Cosa ci aspettiamo da questo viaggio

Un viaggio in questo angolo di mondo non può infine prescindere dal considerarne la situazione geopolitica. 
Il Tibet è de facto un paese occupato, annesso con la forza alla Cina nel 1950.
Da allora è stata un’escalation di violenze, soprusi e annientamento della cultura tibetana culminata con la fuga del Dalai Lama in India nel 1959.
Ancora oggi in Tibet è severamente proibito nominare  il Dalai Lama e possedere una sua fotografia significa finire dritti dritti in prigione.
Il governo cinese ha cercato negli anni di estirpare la dimensione religiosa dalla vita dei tibetani – chiudendo monasteri, incarcerando e torturando monaci e monache, vietando persino la semplice pronuncia dell’OM – ma i tibetani non si sono mai piegati, tanto da indurre la Cina comunista a cambiare strategia.
Il controllo cinese è comunque onnipresente, anche verso i viaggiatori che non possono girare per il Tibet da soli e senza che l’itinerario sia stato preventivamente approvato: insomma si deve vedere solo quello che conviene, nulla più.

Che senso ha quindi andare in Tibet oggi?
Forse per qualcuno non vale la pena, sembrano esserci luoghi più autentici dove entrare in contatto con la cultura tibetana, come il Mustang o il Ladakh.
Eppure il fascino del Tibet è innegabile per qualunque viaggiatore.
Noi speriamo di riuscire a coglierne l’essenza tra la coltre di artifici messi in atto da chi cerca di cancellare la cultura millenaria e di inquinare la purezza dei luoghi, senza riuscire però a scalfire la fierezza della sua gente.

Bandierine tibetane sul Monte Tesoro, a due passi da casa

Post scritto in collaborazione con Columbus Assicurazioni

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