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Come organizzare un viaggio alle Isole Faroer. Consigli pratici dalla A alla Z

26 settembre 2018

Dove andate di bello quest’estate?
Alle Isole Faroer!
Eh?!? E dove sarebbero?

Le nostre conversazioni pre-partenza con chiunque ci domandasse dove saremmo andati sono state più o meno cosi, a parte qualche – rara – eccezione.
C’è addirittura chi ci ha chiesto se fossero “ma sì quelle isole  lá, quelle contese tra Inghilterra e Argentina“. Mmm no, iniziano sempre per F ma non sono le stesse Isole.
Questo per dire che le Faroer sono ancora lontane dal turismo di massa e, nonostante comunque negli ultimi anni la loro popolarità sia decisamente cresciuta, rimangono una meta non comune.

Un viaggio alle Faroer è qualcosa di speciale: un viaggio non da tutti e forse nemmeno per tutti.
Ma se siete amanti dei paesaggi nordici, delle atmosfere solitarie e della natura incontaminata, allora le Faroer sono quello che fa per voi.

In questo post trovate i miei consigli per organizzare un viaggio alle Isole Faroer in completa autonomia. Rigorosamente dalla A alla Z.


A – Aereo
Il modo più semplice e veloce per raggiungere le Isole Faroer è sicuramente con l’aereo e la compagnia di bandiera faroese Atlantic Airways assicura collegamenti frequenti con Copenaghen, Reykjavík, Bergen e Edimburgo più una serie di collegamenti stagionali con altre destinazioni europee (Barcellona, Lisbona, Maiorca, Malta e Gran Canaria).
Fino a qualche anno fa da giugno ad agosto era prevista anche la rotta su Milano Malpensa ma è stata sospesa, quindi noi abbiamo volato con Ryanair su Copenaghen (Kastrup) e da lì abbiamo preso un volo di circa 2 ore per Vágar .
L’alternativa è quella di volare con Scandinavian Airlines – che tra l’altro abbiamo preso al ritorno – ma tenete presente che in caso di scarsa visibilità, eventualità tutt’altro che remota alle Faroer, viene data precedenza agli aerei della compagnia di bandiera.
In ogni caso cercate di accaparrarvi i posti finestrino, macchina fotografica alla mano e pronti a catturare l’attimo in cui le nuvole lasceranno (forse) intravedere le Faroer!

B – Bordoy
La più grande delle isole del nord.
Il suo centro principale è Klaksvík,  il cui nome deriva dall’unione delle parole klakkur (scogliere) e vík (baia): la seconda cittadina delle Faroer per dimensione dopo Tórshavn – tanto da essere definita “capitale del nord” – è infatti adagiata in una splendida baia affacciata sul fiordo e ai piedi delle montagne.
Klaksvik è un ottima base per andare alla scoperta delle isole di Kunoy e Viðoy ed inoltre da qui partono i traghetti per la vicina Kalsoy.
Oltre a Klaksvik, un’altra tappa da non perdere sull’isola di Bordoy è il villaggio abbandonato di Mull, dove il tempo sembra essersi è fermato: anche solo la strada per raggiungerlo vale il viaggio.

C – Cascate
Credo di non aver mai visto così tante cascate tutte insieme come alle Faroer!
Ogni paese, anche il più piccolo e sperduto, ha la sua cascata e guidando se ne incontrano un’infinità: quelle più famose sono sicuramente le Mulafossar, all’entrata del villaggio di Gasadalur, che  si buttano direttamente nell’oceano e le Fòssa, le cascate più alte delle Faroer,  lungo la R48 che conduce al villaggio di Tjørnuvík. Segnatavele!

D – Danimarca
Politicamente le Isole Faroer fanno parte, insieme alla Groenlandia, del Regno di Danimarca.
Pur avendo ampia autonomia di governo sulle questioni di politica interna, dipendono però dalla Danimarca  per quanto riguarda difesa e affari esteri.
L’indipendenza dalla Danimarca – distante dalle Faroer 1.100 km! –  è un tema ricorrente, ma finora ha sempre prevalso la corrente unionista, seppur di poco.
A differenza della Danimarca però, le Isole Faroer non fanno parte dell’Unione Europea: questo significa che durante un viaggio alle Faroer non si è coperti dalla tessera sanitaria europea e non si applicano nemmeno le tariffe di roaming. Per la serie “sapevatelo“.

E – Eysturoy
Letteralmente “isola dell’est”.
Eysturoy è la seconda isola delle Faroer sia per dimensione che per popolazione ed  è collegata con Streymoy (vedi lettera S- Stremoy e Suðuroy) tramite uno dei pochi ponti stradali sopra lo stretto.
Da Eysturoy passerete sicuramente sia per dirigervi verso Tórshavn e verso le isole del nord sia per tornare verso l’isola di Vágar e l’aeroporto.
Segnatevi come tappe da non perdere gli incantevoli villaggi di Eiði e Gjógv, collegati da una bellissima strada panoramica, la chiesetta di Funningur affacciata sull’omonimo fiordo e se avete tempo la zona intorno al lago Toftavatn.
Infine vi segnalo che sull’isola di Eysturoy si trova la montagna più alta delle Faroer, lo Slættaratindur: è tradizione salire sulla sua cima in occasione del solstizio d’estate per ammirare il tramonto seguito subito dopo dall’alba.

F – Føroya
Dietro al nome di queste isole si cela il duplice significato di isole remote o isole delle pecore.
Le Faroer sono infatti esattamente al centro di un triangolo che unisce Islanda, Norvegia e Scozia e rispetto ai circa 50 mila abitanti le pecore sono praticamente il doppio. In entrambi i casi quindi un nome perfettamente azzeccato.
Ma Føroya è anche il nome del birrificio più famoso delle Faroer: un brindisi alla bellezza di queste Isole con un pinta di birra locale è assolutamente d’obbligo!

G – Grindadráp
È la tristemente famosa caccia alle balene per cui le Faroer sono duramente attaccate e contestate dalle associazioni animaliste, Sea Shepherd in primis,  che invitano al sabotaggio turistico di queste Isole.
C’è da dire che a differenza di altri paesi come Giappone, Islanda e Norvegia, le Faroer non cacciano le balene a fini commerciali, ma ritengono questa pratica parte della loro tradizione storico-culturale.
Per questo motivo la grindadráp è strettamente regolata. Possono essere infatti cacciati solamente esemplari di balene pilota –  non a rischio estinzione, l’avvistamento e la conseguente caccia può avvenire solo nei pressi delle baie autorizzate ed è stato inoltre vietato l’utilizzo di arpioni e lance considerati strumenti che provocano inutili sofferenze alle balene che vengono invece uccise rapidamente recidendo la spina dorsal: la carne delle balene viene poi lavorata e suddivisa tra le famiglie faroesi, che ne fanno scorta per i mesi invernali.
Lo stesso Greenpeace ha riconosciuto la caccia alle balena faroese come pratica tradizionale e ha sospeso la sua opposizione.

H – Hvannagi
Forse il luogo più bello che abbia visto alle Faroer.
A differenza di altri spot famosi delle Faroer il lago di Hvannagi va guadagnato: per arrivare fino a qui bisogna prima affrontare la traversata di circa due ore che da Tórshavn porta all’Isola di Suðuroy (vedi lettera S – Stremoy e Suðuroy) e poi bisogna fare un trekking di circa 1 ora e mezza andando un po’ a naso perché il sentiero non è ben segnalato, solo qualche cairns qua e là.
Il lago rimane nascosto fino alla fine, tanto che noi pensavamo di aver sbagliato strada: ma quando meno ve lo aspettatate eccolo apparire, incastonato tra montagne e oceano.
Vi auguro di arrivare qui in una giornata assolata (e ventosa!) come quella in cui si siamo stati noi: vi troverete di fronte uno spettacolo che non dimenticherete mai.

I –  Incontaminate
Unspoiled, unexplored, unbelievable.
E’ il motto scelto dall’ente del turismo faroese per descrivere la straodinaria bellezza di queste isole e mai come in questo caso si può dire che la realtà supera di gran lunga le aspettative.
La natura qui è davvero ancora incontaminata e selvaggia come in pochi altri luoghi: quello alle Faroer è un viaggio da fare in punta di piedi, consapevoli di essere di fronte ad un tesoro tanto bello quanto fragile.

J – Passo…

K – Kalsoy
A Kalsoy si va per due motivi: l’hiking al faro di Kallur e il villaggio di Mikladalur.
Per arrivare su quest’isola bisogna prendere il traghetto che da Klaksvík porta dall’altra parte del fiordo in circa 20 minuti.
Noi abbiamo preso il primo traghetto della mattina e una volta sbarcati ci siamo diretti subito verso Trøllanes, l’ultimo villaggio dell’isola: non potete sbagliare perchè la strada è una sola e arrivati qui finisce.
Lasciata la macchina nel piccolo parcheggio abbiamo iniziato il nostro hike oltrepassando il gate rosso proprio all’inizio del paese: il sentiero, ben tracciato, sale subito abbastanza ripidamente e bisogna fare un pò di attenzione in caso abbia piovuto perchè è facile che si trasformi in una poltiglia scivolosa.
Guadagnato il primo falsopiano si procede in modo lineare fino allo strappo in salita finale per raggungere il faro: la vista da quassù è magnifica e se ve la sentite potete anche percorrere il tratto un pò esposto che conduce fino alle scogliere a picco sull’oceano, al di là del faro.
Fate solo attenzione alla tipica nebbia delle Faroer che qui sale ad una velocità incredibile: un attimo prima c’è il sole  e subito dopo non si riesce a  vedere ad un palmo di naso.
Niente panico però, perchè come arriva velocemente se ne va allo stesso modo: occorre solo avere un pochino di pazienza.
Noi abbiamo impiegato grossomodo 3 orette circa per fare andata e ritorno, prendendocela con calma e facendo un sacco di soste fotografiche.

Una volta tornati alla macchina siamo ripartiti alla volta di Mikladalur, il villaggio famoso per la leggenda della donna-foca o meglio Kópakonan.

Secondo la credenza popolare le foche erano esseri umani che avevano cercato la morte nell’oceano: una volta all’anno però era loro concesso di tornare sulla terraferma per divertirsi.
Un giovane contadino di Mykladalur,  volendo sapere se la leggenda fosse vera o meno, la tredicesima notte dell’anno si appostò di nascosto sulla spiaggia: quando le foche arrivarono a riva e si tolsero le loro pelli cominciando a danzare, il giovane vide una donna-foca che posava la sua pelle vicino al suo nascondiglio e la rubò.
Quando al sorgere del sole gli uomini-foca iniziarono a recuperare le loro pelli e a tornare in mare, la giovane donna-foca fu costretta dal contadino a seguirlo alla sua fattoria e a sposarlo.
Per non farla scappare però il contadino doveva tenere la sua pelle di foca sottochiave in un baule: un giorno però mentre era in mare si accorse di essersi dimenticato la chiave e tornato a casa fece l’amara scoperta.
La donna-foca era infatti ritornata in mare per ricongiungersi con i suoi simili.
Poco tempo dopo gli uomini del villaggio decisero di andare a caccia di foche: la notte prima della partenza però la donna-foca apparve in sogno al contadino per implorarlo di non uccidere la sua famiglia, ma il contadino non la ascoltò uccidendo tutte le foche che riuscì a trovare.
Furiosa la donna-foca lanciò una terribile maledizione su tutti gli uomini di Mykladalur, condannandoli a morire annegati o a cadere dalle scogliere fino a quando non ci sarebbero stati abbastanza morti in grado di unire le loro mani lungo l’intero perimetro dell’isola di Kalsoy.

Proprio a ricordo di questa leggenda nella piccola insenatura di Mykladalur è stata collocata la statua di una bellissima donna con ai piedi una pelle di foca.
Ma le sorprese a Mykladalur non finiscono qui. Una volta arrivati davanti alla statua della donna-foca giratevi: anche questo villaggio ha infatti la sua cascata che finisce direttamente nel fiordo!

Per fare l’hiking e visitare il villaggio di Mykladalur calcolate almeno 4 ore, ma occhio all’orario dei traghetti di ritorno.

L – Lago Sorvagatavn/Leitisvatn
Uno dei luoghi più iconici delle Faroer.
Il lago di Sorvagatavn (a volte chiamato anche Leitisvatn) può essere raggiunto con un semplice trekking dal villaggio di Miðvágur.
Provenendo da Sørvágur imboccate la stradina a destra prima della chiesa del paese e proseguite fino allo spiazzo vicino all’inizio del sentiero dove potete  parcheggiare la macchina: oltrepassato il cancellino (ricordatevi di chiuderlo e lasciare un’offerta per la manutenzione) il percorso è ben tracciato e raggiungerete il lago in circa 1 oretta e mezza di cammino.
Per fare la classica foto del “lago sospeso sull’oceano” bisogna però fare un ultimo sforzo: raggiunta infatti la fine del sentiero troverete  una panchina, oltrepassatela e salite verso sinistra sulle scogliere dominano il lago dall’alto  et voilà eccolo lì davanti a voi.
Essendo questo trekking parecchio gettonato vi consiglio di intraprenderlo di primo mattino: noi partendo alle 8 eravamo praticamente da soli lungo il sentiero e ci siamo goduti il lago in tutta tranquillità, mentre tornando indietro  abbiamo incontrato una processione di gente che andava verso il lago.
Un altro buon momento è probabilmente il tardo pomeriggio, ma considerate che per ragioni di sicurezza l’accesso al sentiero è consentito soltanto dalle 7 alle 19, anche se in realtà noi non abbiamo visto nessuno controllare.

M – Mykines
E’ la più occidentale delle isole che compongono l’arcipelago ed è famosa soprattutto perchè durante l’estate vi nidificano centinaia e centinaia di pulcinelle di mare.
Raggiungere Mykines è un’avventura nell’avventura perchè i collegamenti dipendono dalle condizioni metereologiche e non è nemmeno così improbabile rimanere bloccati sull’isola.
Due sono i modi per arrivare qui: in traghetto o in elicottero, ma in entrambi i casi occorre prenotare in anticipio, soprattutto nei mesi di luglio e agosto.
Il traghetto opera regolarmente tutti i giorni dal 1 di maggio al 31 agosto con partenza dal porto di Sørvágur alle 10.20 di mattina, mentre l’elicottero vola nelle giornate di mercoledì, venerdì e domenica con partenza schedulata dall’eliporto di Vágar alle ore 10.15.
A diferenza del traghetto, che può essere prenotato anche con diversi mesi di anticipio, l’elicottero può essere prenotato solo a partire da 7 giorni prima, ma essendo i posti solo 12 non è facile trovare posto.
Non è inoltre possibile prenotare sia l’andata che il ritorno in elicottero quindi o andate in elicottero e tornate in traghetto o viceversa.

Mykines ha un solo villaggio omonimo abitato da circa una quindicina di abitanti che durante l’estate arrivano ad essere una quarantina.
Sull’isola è inoltre presente una scuola, una guesthouse, un negozio di souvenir e due piccoli caffè dove trovare riparo in caso di tempo avverso.

Per avere più chances di visitare Mykines noi abbiamo prenotato tre traghetti in tre giorni differenti: è possibile infatti ottenere il rimborso totale dei biglietti se si annulla la prenotazione entro le ore 20 del giorno precedente, mentre in caso di cancellazione del traghetto causa brutto tempo si viene automaticamente rimborsati.
Per come è andata la nostra esperienza direi che abbiamo fatto bene visto che siamo riusciti a partire solo l’ultimo dei giorno prenotati, nonostante il tempo non fosse proprio dei migliori…anzi!
La traversata dura circa 50 minuti e appena usciti dal fiordo si balla parecchio: se soffrite di mal di mare tenetelo presente.
Una volta sbarcati sull’isola vedrete proprio lungo la strada che conduce al villaggio l’inizio del sentiero per raggiungere l’isolotto di Mykines Holmur con il faro che fa da sfondo alla cartolina più famosa delle Faroer.
A partire da quest’anno per percorrere questo hike durante il periodo che va dal 1 maggio al 31 agosto bisogna pagare una fee di accesso di 100DKK (circa 13€) sul sito hiking.fo oppure, se come noi non sapete fino all’ultimo se il traghetto partirà o meno, gli addetti al controllo vi faranno pagare con il loro smartphone (non vengono invece accettati cash).
Gia da qui si vedono le prime pulcinelle di mare ma mano a mano che si prosegue si è letteralmente circondati: uno spettacolo incredibile!
Per percorrere tutto il sentiero fino al faro e tornare indietro calcolate circa 4 ore, ma tenete presente che per ragioni di sicurezza, in caso di pioggia e vento forte, ai visitatori è permesso arrivare solo fino alla zona panoramica chiamata út á Rógvuna, dalla quale si può comunque ammirare il faro e l’area dei nidi delle pulcinelle seppure solamente dall’alto.

Noi a Mykines abbiamo beccato la giornata peggiore di tutto il viaggio: la terribile pioggia orizzontale delle Faroer, vento sferzante e freddo! Non siamo riusciti nemmeno ad intravedere il faro, ma vi assicuro che lo rifarei altre cento volte e posso solo immaginare la bellezza che deve essere questo luogo in una giornata di sole.
Mykines è assolutamente un must durante un viaggio alle Isole Faroer…meteo permettendo!

N – Norrona
Vi ho detto che il mezzo più veloce per raggiungere le Isole Faroer è l’aereo, ma c’è un’alternativa: la nave!
Il traghetto Norrona, della compagnia faroese Smyril Line, opera infatti un collegamento settimanale tra la capitale Tórshavn, Hirtshals in Danimarca e Seyðisfjørður in Islanda.
Trovate tutte le info qui sul sito ufficiale: se avete a disposizione un bel pò di tempo e avete in programma un viaggio anche in Islanda potrebbe essere un’alternativa da valutare. Per fare un viaggio nel viaggio.

O – On the road
1.000 km in 8 giorni: questo è il bilancio del nostro on the road, uno dei più belli di sempre
.
Visti i prezzi non proprio economici, questa volta non ci siamo affidati ai soliti broker di autonoleggio, ma ci siamo rivolti direttamente alla compagnia locale Unicar.fo.
Mai scelta fu più azzeccata: ci hanno seguito benissimo dall’inizio alla fine, facendoci anche l’upgrade gratuito ad una categoria di auto superiore (una Volvo V40 anzichè una Volkswagen Polo).
Per 8 giorni di noleggio con inclusi
– chilometraggio illimitato
– secondo guidatore
– assicurazione contro terzi
– pick up/drop off all’aeroporto (ebbene sì, si paga anche questo)
– 1 sub-sea tunnel return ticket
abbiamo pagato 3.740DKK circa 500€: un buonissimo prezzo per le Faroer.
Inoltre con loro avevamo uno sconto del 20% sui successivi attarversamenti dei tunnel sottomarini (vedi lettera T- Tunnel).

Noleggiare un’auto è sicuramente il modo migliore per esplorare queste Isole in piena libertà.

P – Pernottamento
Per la prima volta abbiamo prenotato tutti gli alloggi con Airbnb e devo dire che ci siamo trovati benissimo.
I costi degli hotel erano per noi decisamente fuori budget (vedi lettera R – Risparmiare si può?) mentre i b&b offrivano quasi sempre il bagno condiviso, soluzione che noi cerchiamo di limitare solo a casi in cui non è proprio possibile fare diversamente.
Per comodità abbiamo preferito suddividere le notti in modo equo tra sud, nord e centro, dormendo due sere a Sørvágur sull’isola di Vágar, due sere a Norðragøta sull’isola di Eysturoy per avere facile accesso a nord e tre sere nella capitale Tórshavn.
In questo modo abbiamo evitato di fare continuamente avanti e indietro e siamo anche riusciti a recuperare la giornata a Mykines senza problemi.

Q – Quando andare
I mesi che vanno da giugno ad agosto coincidono con il picco della stagione turistica: sono infatti il periodo migliore per visitare le Faroer grazie alle tante ore di luce e alle temperature decisamente più miti.
All’alta domanda però non sempre riesce a far fronte un’adeguata disponibilità sia di alloggi che di auto a noleggio: questo significa che occorre penotare tutto abbastanza in anticipo.
La tarda primavera e l’inizio dell’autunno possono essere delle buone alternative e offrono tutti i vantaggi della bassa stagione.
E’ comunque curioso notare che anche d’inverno la temperatura media difficilmente scende sotto i 3° in quanto le Isole Faroer sono mitigate dalla Corrente del Golfo.

R – Risparmiare si può?
Le Faroer, come in generale tutti i paesi nordici, sono una meta cara
: non c’è storia, il costo della vita è molto molto più alto che da noi.
Esistono però degli accorgimenti che si possono prendere per cercare di risparmiare un pochino, primo fra tutti quello di scegliere B&B/appartamenti piuttosto che gli hotel.
In appartamento inoltre potrete prepararvi la colazione e volendo anche qualche cena facendo la spesa nei supermercati Bonus, simile ai nostri discount (li riconoscerete dall’insegna con la faccia di un maialino) o FK di qualità leggermente superiore ma comunque con prezzi abbordabili.
Da non sottovalutare inoltre le stazioni di servizio Magn o Effo che hanno sempre un angolo tavola calda con bagel ripieni, hot dog e simili oltre che distributori di caffè.
Infine noi ci siamo portati da casa barrette e cracker da mangiare durante i vari trekking dato che spesso ci si ritrova soli in mezzo al nulla e non sempre è facile recuperare qualcosa da mettere sotto i denti.
Ultimo consiglio: l’acqua in bottiglia costa una fucilata, per cui al ristorante ordinate “tap water” visto che alle Faroer l’acqua non manca di certo ed è buonissima.

S – Stremoy e Suðuroy
Stremoy, il cui nome significa “isola delle correnti”,  è la più grande delle Faroer e la più popolata.
Oltre alla capitale Tórshavn, Stremoy ospita alcuni dei più bei villaggi delle Faroer.
Primo fra tutti Saksun, che sembra essere uscito da una fiaba con la tipica chiesetta bianca,  le case con i tetti di torba e la cascata che si dissolve nel lago.
Da non perdere anche Tjørnuvík con la sua spiaggia nera e una vista meravigliosa sui faraglioni Risin og Kellingin e il villaggio di Kirkjubøur, con le sue case decorate e i resti dell’antico palazzo episcopale risalenti al Medioevo.

Suðuroy è invece la più meridionale di tutte le Isole Faroer e si raggiunge con una traversata di circa 2 ore da Tórshavn.
Le cose da fare e vedere su quest’isola sono parecchie e al primo posto c’è sicuramente il trekking al lago nascosto di Hvannagi (vedi lettera H – Hvannagi).
Scendondo verso sud si incontrano poi le scogliere di Beinisvørð fino ad arrivare al punto più meridionale di Suðuroy e delle Faroer: Cape Akraberg
Infine da non perdere il villaggio di Fajin dove nella piccola chiesa è conservata la prima bandiera delle Faroer ideata da uno studente del posto nel 1919 e riconosciuta ufficialmente il 25 aprile 1940: da allora il 25 aprile è festa come da noi ed è celebrato ogni anno come Flag’s day.

T – Tunnel
Alle Faroer ci sono due tunnel sottomarini, a pagamento, che collegano rispettivamente Vágar con Streymoy  e Eysturoy con Borðoy.
Verificate con la compagnia di autonoleggio se il pedaggio di 100DKK  (per andata e ritorno) vi verrà scalato dal deposito cauzionale, altrimenti ricordatevi di pagarlo entro 3 giogni dal transito in una stazione di servizio.
Ci sono poi tutta una serie di tunnel che collegano i vari villaggi, spesso scavati nella roccia e scarsamente illuminati,  a carreggiata unica con passing place in cui accostare quando si vedono arrivare le macchine dall’altra direzione.
Quindi fari accesi sempre e occhio ai limiti di velocità.

U – Usate la testa
Il tempo alle Faroer cambia davvero rapidamente e soprattutto la nebbia è un fattore da non sottovalutare.
La prudenza quindi prima di tutto, quando si decide di intraprendere hiking/trekking che in buone condizioni meteo sono abbastanza semplici, ma che in condizioni avverse possono diventare rischiosi.
Tenete presente infatti che nella maggior parte dei casi i sentieri non sono segnalati, non ci sono cartelli che indicano direzioni e distanze, spesso ci si ritrova soli e non è così difficile perdere l’orientamento.

V – Vágar e Viðoy
Vágar è la prima isola su cui si mette piede perchè qui c’è l’aeroporto.
Da non perdere il villaggio di Bjour –  da cui si ha una bellissima vista sulle isole minori di Drangarnir e Tindhólmur, le cascate Mulafossor (vedi lettera C – Cascate) e il trekking intorno al Lago Sorvagatavn/Leitisvatn (vedi lettera L – Lago Sorvagatavn).

Viðoy, collegata all’isola di Borðoy da un ponte, è invece la più settentrionale delle Faroer e offre degli splendidi panorami sulle isole che la circondano.
Se avete tempo vi consiglio assolutamente l’hiking, abbastanza impegnativo e da fare solamente in buone condizioni meteo, sul Villingardalsfjall: dal piccolo villaggio di Viðareiði una volta parcheggiata la macchina al termine della strada Gadsvegur bisogna seguire i tubi segnavia blu che guidano fino alla cima.
La difficoltà di questo hiking risiede  principalmente nella pendenza e nel fondo pietroso del sentiero, ma il panorama che si ha da quassù è uno dei più belli di tutte le Faroer.

W – Waterproof
La parola magica.
Alle Faroer si sa piove, ma non come potrebbe piovere da noi.
La pioggia delle Faroer può essere così fine da non farci quasi caso oppure può essere fastidiosissima quando combinata a sferzanti raffiche di vento.
La soluzione quindi è una sola: indossare scarpe, giacche e pantaloni resisitenti all’acqua, oltre che portare raincover per zaini e macchine fotografiche.
Di ombrello nenanche a parlane dato che con il vento non resisiterebbe neanche mezzo secondo.
Quindi su il cappuccio e via!

X – Passo…

Y – Idem sopra

Z – Zorva Cafè
Non posso non menzionare quello che è stato il nostro locale salvacena per ben tre sere!
Se cercate un posticino accogliente e very local a Sørvágur non posso che consigliarvelo: si trova proprio di fronte al campo da calcio e propone piatti di carne, fish&chips, gli onnipresenti nachos oltre che un’ampia selezione di Føroya Bjór.
Bonus: fa anche una pizza dall’impasto niente male che io ho mi sono presa come ricompensa dopo l’acqua e il freddo che ci siamo beccati a Mykines!

Un viaggio  alle Faroer è un viaggio che vi rimarrà nel cuore : per la straordinaria bellezza dei paesaggi, l’estrema gentilezza delle persone , il senso di libertà assoluta.
E alla fine vi sembrerà di aver vissuto un sogno.

 

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