Asia | Israele

Come organizzare un viaggio in Israele. Consigli pratici dalla A alla Z

26 luglio 2018

Israele è uno di quei luoghi che ti spiazzano.

Per tanti motivi.
Per il peso della storia che qui si tocca con mano.
Per l’intensità delle esperienze religiose.
Per le realtà di vita che si incontrano.

Sono partita con poche – pochissime – certezze per tornare indietro con ancora più dubbi e domande.
Questo viaggio ha innescato dentro di me un vortice di pensieri, un flusso di coscienza a cui sto cercando di dare ordine e forma.

Inizio allora con quello che ormai è diventato un appuntamento fisso di ritorno da ogni viaggio importante. Ecco qua i miei consigli per organizzare un viaggio in Israele, come sempre dalla A alla Z.

A – Akko
Le origini di Akko si perdono nella notte dei tempi.

Agognata da tutti per via della sua posizione strategica, Akko è stata conquistata prima dai crociati che la strapparono agli arabi, ripresa dagli ottomani, assediata da Napoleone e infine sottoposta a mandato britannico.
Culture e tradizioni diverse che ne hanno inevitabilmente permeato lo spirito, oltre che lasciato un’impronta indelebile sulla sua architettura.

Così nel dedalo di stradine della città vecchia, per la cronaca Patrimonio Unesco dal 2002,  si incontrano moschee, khan, bazaar, souq, ma anche chiese e sinagoghe, piazze e porticcioli dai nomi italianeggianti a ricordarci che qui a San Giovanni d’Acri – come fu ribattezzata Akko durante il periodo delle crociate – le Repubbliche Marinare erano di casa.
Ma il fascino di quella che era ritenuta la porta di accesso alla Palestina (vedi lettera P – Palestina) è sicuramente legato anche alla storia dei crociati e in particolare a quella dei Cavalieri Templari e degli Ospitalieri che qui, dopo la cacciata da Gerusalemme, costruirono le loro roccaforti. Mentre però della fortezza templare rimane solo la gallleria e bisogna lavorare parecchio di immaginazione, la Fortezza degli Ospitalieri è assolutamente da non perdere e la visita risulta molto coinvolgente anche grazie all’audioguida inclusa nel prezzo del biglietto.

Noi abbiamo dedicato ad Akko un intero pomeriggio, riuscendo a vedere tutto quello che ci interessava senza correre: per risparmiare qualcosina tenete conto che esistono dei biglietti cumulativi e anche un combined ticket Akko+Rosh Hanikra (vedi lettera R – Rosh Hanikra). Trovate tutte le info aggiornate su orari e prezzi direttamente qui.

Akko merita sicuramente una visita, per respirare storie e suggestioni di tempi lontani che qui sembrano più vivi che mai.

B – Betlemme
Un luogo dolcissimo per noi cristiani, che ci richiama al significato autentico del Natale.

Hic de Virgine Maria Iesus Christus natus est: è qui che si trova infatti la Basilica della Natività, sorta sulla grotta dove Maria diede alla luce Gesù.

Come per molti altri luoghi cristiani in Terra Santa, anche l’utilizzo della Basilica della Natività è regolato rigidamente da accordi tra le tre confessioni cristiane – quella cattolica, quella ortodossa e quella armena – che non solo si alternano nelle celebrazioni ma che detengono ciascuna una parte della Basilica.

Risultato? Un gran casino, perlomeno quando l’abbiamo visitata noi.
Grupponi di pellegrini di tutte le nazionalità, messe officiate contemporaneamente, preghiere e canti in lingue diverse che cercano di sovrastarsi gli uni alle altre:  insomma difficile trovare un momento di raccoglimento, difficile capire alcune forme di preghiera che rasentano l’invasamento e giustificare alcuni atteggiamenti che mostrano così poca attenzione per l’altro.

Meglio forse allora compiere un altro tipo di pellegrinaggio, questa volta laico ma altrettanto doveroso, per vedere con i propri occhi il muro alto 8 metri e ricoperto di filo spinato che separa lo Stato di Israele dai Territori Palestinesi.
Non ci sono parole per descrivere la sensazione d’inquietudine che si prova guardando quei murales: messaggi di protesta, caustici e graffianti, urla di dolore dipinte su quel muro. I più famosi sono certamente quelli di Banksy che proprio di fronte al muro ha aperto The Walled Off Hotel con all’interno un toccantissimo museo che vi consiglio di visitare.

Ma come raggiungere Betlemme dato che si trova in territorio palestinese sottoposto a controllo israeliano?
La prima opzione, quella più semplice, è tramite il bus 21 che parte dalla stazione degli autobus di Gerusalemme di fronte a Damascus Gate (biglietto da fare direttamente a bordo 8NIS).
La seconda è arrivare al checkpoint Bethlehem 300 dove bisogna lasciare la macchina a noleggio che non ha la copertura assicurativa necessaria per entrare a Betlemme e poi proseguire verso il centro a piedi (considerate 30 minuti abbondanti, in buona parte in salita) o con uno dei taxi palestinesi che si trovano appena fuori dal checkpoint (mi raccomando contrattate il prezzo in modo chiaro prima di salire!)
In entrambi i casi ricordate di portare con voi il passaporto con il visto (vedi lettera V – Visto, controlli areoportuali e sicurezza in generale) che vi sarà richiesto al checkpoint sia in entrata che in uscita.

Noi, con un pò di azzardo devo ammetterlo, abbiamo deciso di muoverci in macchina convinti di poter parcheggiare tranquillamente fuori dal checkpoint e muoverci a piedi senza problemi. Non avevamo però messo in conto “l’assalto” dei tassisti palestinesi che, ovviamente, ci sconsigliavano di andare a piedi: alla fine abbiamo ceduto e contrattato per una specie di tour di Betlemme con anche una guida per la Basilica della Natività al “modico” prezzo di 200NIS.
Devo dire che la guida era davvero molto preparata e senza di lei probabilmente non saremmo nemmeno stati in grado di scendere nella grotta, dato che erano in corso diverse celebrazioni: sapeva infatti esattamente come muoversi e a chi chiedere per farci passare nonostante in apparenza ci fossero dei divieti, tutto in un gioco di favori e controfavori.
A conclusione del giro non è mancata ovviamente la tappa nel negozio di souvenir dell’amico del nostro tasssita, ma non siamo stati obbligati a comprare nulla.
Ci hanno fregato? Non nego di avere avuto un pò quella sensazione anche se bisogna riconoscere che qui a Betlemme il turismo è probabilmente l’unica fonte di sostentamento e le condizioni di vita sono dolorosamente più difficili che al di là del muro. Quindi sì, forse un pochino ci hanno fregato ma sono contenta di aver contribuito un pochino a far girare  l’economia palestinese.

C – Cesarea
Chiamata così da Erode il Grande in onore dell’imperatore Cesare Ottaviano Augusto, era la capitale politica e amministrativa della prefettura romana della Giudea.
Quel che resta oggi del sogno megalomane di Erode è in realtà poca cosa in confronto a quello che doveva essere Cesarea nel periodo di massimo splendore.
Rivolte, guerre e conquiste ne hanno infatti segnato la distruzione mentre la sabbia ha fatto il resto,  condannandola all’oblio fino metà del Novecento quando sono iniziati i primi scavi archeologici.
Vi consiglio di visitare Cesarea subito all’apertura (tutte le info su prezzi e orari qui) prima che sia invasa da orde di grupponi organizzati.
Iniziate ad esplorare l’area dal lato sud, dove si trova l’anfiteatro romano, risalendo man mano verso il porto antico e prima di andar via non non perdetevi una supercolazione al Port Cafè dove fanno delle Egg’s Benedict pazzesche!

D – Dead Sea
Galleggiare nelle acque salate del Mar Morto è un’esperienza da non farsi scappare durante un viaggio in Israele.
La sensazione che si prova è davvero stranissima: nuotare è ovviamente impossibile e in più l’alta concentrazione di sale rende l’acqua estremamente oleosa, quasi viscida.
Noi abbiamo scelto di fermarci nella spiaggia libera di Ein Bokek dopo la visita a Masada (vedi lettera M – Masada): qui ci sono infatti cabine dove è possibile cambiarsi e doccie ad uso gratuito, mentre se volete provare i miracolosi fanghi potete acquistarli in uno dei tanti negozietti che si trovano all’ingresso della spiaggia.
Un’alternativa più vicina a Gerusalemme potrebbe essere Kalya Beach oppure, sempre in direzione di Masada, la spiaggia di Ein Gedi: vi segnalo invece che la famosa Mineral Beach risulta ancora chiusa.
Può sembrare scontato ma ricordatevi di non mettere la testa sott’acqua e di non toccarvi gli occhi con le mani bagnate: insomma, divertitevi ma…cum grano salis!

E – Eretz Israel
In Eretz Israel e’ nato il popolo ebraico, qui si e’ formata la sua identita’ spirituale, religiosa e politica, qui ha vissuto una vita indipendente, qui ha creato valori culturali con portata nazionale e universale e ha dato al mondo l’eterno libro dei libri.
Con queste parole il 14 maggio 1948 Ben Gurion ha dichiarato la nascita dello Stato di Israele.
Eretz Israel è quindi la Terra di Israele: la Terra Promessa dove gli ebrei dispersi in diaspora in ogni parte del mondo possono finalmente fare ritorno.

F – Falafel
Protagonisti indiscussi della cucina mediorientale, i falafel sono talmente buoni e appetitosi da creare dipendenza!
La parola pha la phel, di orgine copta, significa “molti fagioli” e probabilmente nella loro versione più antica contenevano fave macinate.
Con la diffusione della ricetta in tutto il Medioriente, le fave sono state sostituite dai ceci e i falafel sono diventati il piatto di street food per antonomasia, serviti all’interno delle tipiche pite con insalata, cetrioli, pomodori, hummus e salsa tahini.

G – Gerusalemme
Omphalos mundi.
Il centro del mondo, se non propriamente geografico sicuramente religioso per le tre grandi fedi monoteiste.

Gerusalemme è infatti la più santa tra le città sante, città tre volte santa.
Santa per i cristiani perché qui Cristo è vissuto e risorto.
Santa per gli ebrei perché qui si trova il Tempio.
Santa per i musulmani perché qui si è compiuta l’ascesa al cielo del profeta Maometto.

A Gerusalemme si prega come in nessun altro luogo al mondo.
Il richiamo dei muezzin, il dondolio degli ebrei, le litanie degli ortodossi, la via crucis dei francescani: é i
mpossibile scindere la dimensione religiosa da Gerusalemme.

Noi le abbiamo dedicato complessivamente tre giorni e a mio parere ci vogliono tutti: non uno di meno e se potete anche uno in più.
I momenti migliori per muoversi nella città vecchia sono la mattina presto – e con presto intendo davvero presto, tra l’alba e le 8 – e la sera dopo le 21 per cui cercate di alloggiare se non proprio nella città vecchia in una zona ragionevolmente vicina.

Su cosa vedere a Gerusalemme quartiere per quartiere sto scrivendo un post a parte, ma sicuramente non potete perdervi i tre luoghi simbolo – Santo Sepolcro, Spianata delle Moschee, Muro Occidentale – e il tramonto dal Monte degli Ulivi.

Gerusalemme è una città unica al mondo dove –  sia che siate credenti, atei o agnostici –  è difficile ignorare l’eco delle eterne domande umane.

H – Haifa
Ad Haifa si viene principalmente per visitare i Giardini Bahá’í, splendidi giardini terrazzati disposti su 19 livelli con al centro il Mausoleo del Báb, fondatore della religione bahá’í di cui io prima di andare in Israele ignoravo perfino l’esistenza.
L’entrata principale dei Giardini, dichiarati tra l’altro Patrimonio UNESCO,  si trova esattamente a metà strada dei terrazzamenti (più o meno all’altezza del Mausoleo) in Hatzionut Avenue, mentre la balconata panoramica si trova in Yefe Nof Street: l’accesso è totalmente gratuito ed ogni giorno vengono organizzate anche delle visite guidate.
Noi purtroppo abbiamo dovuto accontentarci di ammirarli solo da fuori in quanto ad aprile era in corso una convention dei delegati bahá’í.  Sarà anche per questo che tra tutte le tappe fatte Haifa è quella che ci ha convinto di meno. Promossa quindi ma con riserva.

I – ILS o NIS?
In realtà è la stessa cosa!
La moneta corrente in Israele è infatti il New Israeli Shekel che viene abbreviato in NIS, mentre secondo lo standard ISO 4217 – che definisce i codici dellle valute – la moneta israeliana viene identificata con il codice ILS.
Ad oggi 1€ vale circa 4ILS/NIS per cui per fare una conversione rapida dei prezzi basta semplicemente dividere per quattro.

J – Jaffa
Il profilo di Jaffa dominato dall’imponente Monastero di San Pietro è una delle cartoline più famose di Israele.

Nonostante sia stata ormai inglobata nell’area urbana di Tel Aviv (vedi lettera T – Tel Aviv), da cui è infatti raggiungibile con una piacevole passeggiata sul lungomare, Jaffa ha una storia molto più antica che risulta evidente soprattutto quando si cammina tra i vicoli della città vecchia.

Cercate di arrivare qui nel tardo pomeriggio quando la luce diventa più morbida, fermatevi in uno dei tanti caffè, curiosate nelle gallerie d’arte e preparatevi allo spettacolo del tramonto dall’alto dei Giardini HaPisgha con i grattacieli di Tel Aviv sullo sfondo, per poi concludere la serata con una cena a base di pesce in uno dei ristorantini del porto (e se avete parecchia fame io vi consiglio The old man and the sea).

Jaffa è semplicemente magica.

K – Kippah
Il Talmud afferma: “Copriti la testa in modo che il timore del cielo sia su di te“.
La kippah, il tradizionale copricapo ebraico, viene quindi indossato come forma di rispetto verso Dio e questo è il motivo per cui gli ebrei più orotodossi ndossano copricapi ancora più grandi, soprattutto durante lo shabbat (vedi lettera S- Shabbat) o in occasione di festività ebraiche particolari.
Non è curioso invece che per noi cristiani è il gesto opposto, quello di togliersi il cappello quando si entra in Chiesa, segno di rispetto verso Dio?

L – Lago di Tiberiade
Chiamato anche Mar di Galilea per la sua vastità, il Lago di Tiberiade è la più grande riserva di acqua dolce di Israele.
Il suo nome è legato a diversi episodi della vita di Gesù – dalla pesca miracolosa alla moltiplicazione dei pani e dei pesci, dalla tempesta sedata fino alla camminata sulle acque – che vengono ricordati in varie località che si affacciano sulle rive del lago come Tabgha e Cafarnao.
Se volete ammirarlo dall’alto vi consiglio di raggiungere il Monte delle Beatitudini: nella quiete dei curatissimi giardini del Monastero, il Lago di Tiberiade vi apparirà come una visione.

M – Masada
Arroccata su una rupe desertica che domina il Mar Morto, Masada era un’antica fortezza ritenuta impenetrabile per via della sua posizione.  Qui ebbe luogo il famoso assedio dei romani contro la tribù dei sicarii che resistettero fino allo stremo prima di suicidarsi ed evitare di consegnarsi al nemico.

L’assedio di Masada è diventato così uno dei miti fondativi di Israele, a testimonianza della forza d’animo del popolo ebraico: ancora oggi le giovani leve dell’esercito israeliano vengono condotte sul luogo per pronunciare il giuramento di fedeltà al grido di “Mai più Masada cadrà“.
Da Gerusalemme Masada dista circa 1 ora e 45 minuti di macchina: una volta arrivati al Centro Visitatori potete prendere la funivia oppure inerpicarvi a piedi per il sentiero del serpente che in circa 40 minuti vi porta in cima alla rupe, magari per vedere l’alba.  Quando ci siamo stati noi il sentiero era purtroppo chiuso a causa delle piogge dei giorni precedenti, ma capita anche che venga chiuso per il troppo caldo: verificate quindi sempre prima sul sito.

E se della magnificenza di Masada oggi resta ben poco, con le sue torri e i suoi palazzi ridotti ormai  a rovine, il panorama sul deserto e sul Mar Morto vale da solo tutta la fatica fatta per arrivare fin quassù.

N – Nazareth
Se avete in mente l’immagine della Nazareth bucolica descritta dai Vangeli dimenticatevela subito.
Nazareth è incasinatissima, trafficata – guidano come dei pazzi!, rumorosa – clacson, campane e canti dei muezzin si mescolano ferocemente, sporca e piena di gatti randagi: nonostante questo a noi è piaciuta tantissimo.

Il nome di Nazareth è indissolubilmente legato a quello di Gesù: qui infatti secondo i Vangeli avvenne l’Annunciazione  alla Vergine Maria.
Ma come per molti altri luoghi cristiani in Terra Santa anche qui a Nazareth si è assistito a una loro duplicazione:  mentre infatti la Basilica cattolica è stata costruita su quella che si riteneva essere la casa di Maria, secondo la Chiesa greco-ortodossa l’arcangelo Gabriele apparve a Maria mentre stava andando ad attingere l’acqua al pozzo.
E cosi ci troviamo ad avere non una ma due Basiliche dell’Annunciazione, con due stili completamente diversi. Quella cattolica imponente e moderna con la caratteristica cupola a forma di giglio rovesciato,  il simbolo mariano per eccellenza,  e quella greco-ortodossa apoteosi dell’iconostasi.


O – On the road
La macchina è sicuramente il mezzo migliore per muoversi in Israele se non intendete limitarvi a visitare solamente Gerusalemme e Tel Aviv, tanto più che per guidare è sufficiente la patente italiana.
Noi abbiamo noleggiato, tramite Auto Europe, con la compagnia israeliana Cal Auto e ci siamo trovati bene.
Le infrastrutture stradali sono modernissime e le autostrade sono tutte ad accesso gratuito, ad eccezione della n.6 con pedaggio elettronico che, in caso di transito, vi verrà addebitato direttamente dalla compagnia di autonoleggio.
Come vi ho anticipato alla lettera B – Betlemme, le macchine a noleggio israeliane non hanno l’assicurazione necessaria per entrare nella zona A (vedi lettera Z – Zona A, B e C) mentre non ci sono problemi per le zone B e C: in ogni caso non preoccupatevi di finire per sbaglio in una zona dove non potete andare perchè state pur certi che ai checkpoint  non vi faranno passare. Ricordatevi solo di portare sempre con voi il passaporto.

P – Palestina
Da sempre contesa, la Palestina – che da un punto di vista storico-geografico comprende un territorio più ampio rispetto a quello con cui la identifichiamo oggi –  è stata dominio romano, persiano, bizantino e ottomano fino a quando, alla fine della Prima Guerra Mondiale, venne sottoposta a mandato britannico con l’obiettivo di gettare le basi per un governo autonomo della regione.

Più facile a dirsi che a farsi, tant’è che le Nazioni Unite dovettero intervenire nuovamente nel 1947 con la famosa Risoluzione 181 che prevedeva, contestualmente al ritiro britannico, il Piano di ripartizione della Palestina.
Il Piano puntava a risolvere il conflitto che si era venuto a creare tra i plaestinesi e gli ebrei riversatisi in Israele a seguito delle persecuzioni naziste attraverso l’istituzione di due stati distinti, uno palestinese e l’altro ebraico, con Gerusalemme sotto controllo internazionale.
Ma mentre nel 1948 il Consiglio Nazionale Sionista proclamava la nascita dello Stato di Israele, i palestinesi si opposero fortemente al Piano.

Quello che è accaduto in seguito è storia nota, con il fallimento delle proposte che si sono succedute negli anni e un’escalation di guerre e violenze.
Attualmente la Palestina è divisa tra lo Stato di Israele e lo Stato di Palestina, proclamato nel 1988 , che comprende Gerusalemme Est – di fatto però sotto controllo israeliano, i territori della Cisgiordania e la striscia di Gaza.

Q- Quando andare?
Le stagioni intermedie sono sicuramente il periodo migliore per visitare Israele, con temperature gradevoli da nod a sud e prezzi abbastanza contenuti pur tenendo presente che Israele è un paese abbastanza caro.
L’inverno invece può essere parecchio rigido e piovoso, mentre in estate le temperature si impennano e nelle aree più meridionali del paese sfiorano tranquillamente i 40°.
Noi ci siamo stati tra la fine di aprile e l’inzio di maggio e, a parte una mezza giornata di pioggia (evento più unico che raro) e il caldo umido di Tel Aviv, abbiamo trovato un clima praticamente perfetto e soprattutto gli splendidi colori della primavera.

R – Rosh Hanikra
Situato quasi al confine con il Libano, Rosh Hanikra è l’unico punto in Israele dove il mare incontra la montagna.
Il risultato è un insieme di grotte scavate nella roccia dalla continua erosione dell’acqua: delle vere e proprie caverne sul mare accessibili attraverso una serie di gallerie e passerelle da cui è possibile ammirare i giochi di luci e ombre che fanno risaltare ancora di più il colore verde-azzurro dell’acqua.
Per raggiungere le grotte bisogna prendere una funivia a strapiombo sul mare che in pochi secondi copre un dislivello di circa 650metri e anche questo contribuisce a rendere avventurosa l’esperienza (tutte le info qui).
Una meta non preventivata, ma che si è rivelata essere una bellissima scoperta.

S- Shabbat
Letteralmente la parola shabbat significa smettere, da intendersi come cessazione di tutta una serie di attività, lavoro in primis.
In questo giorno – che inizia 18 minuti prima del tramonto del venerdì e termina un’ora dopo il tramonto del sabato –   gli ebrei non possono svolgere le 39 melachot,  categorie di attivià che si rifanno ai 39 lavori resisi necessari per la costruzione del Tempio.
Shabbat è infatti il tempo del riposo, il tempo da dedicare alla famiglia e alla meditazione.

T – Tel Aviv
Seppure a malincuore devo ammettere che con Tel Aviv la scintilla non è scoccata.
Non è che non mi sia piaciuta: l’ho trovata una città gradevole, anche se forse ancora in cerca di una propria identità, però non mi ha fatto scattare quella cosa da dire “io qui ci tornerei”.
È anche vero che noi le abbiamo dedicato nel complesso due mezze giornate e forse per essere capita meriterebbe un po’ di tempo in più.

Cosa vedere comunque in una giornata a Tel Aviv? A parte la passeggiata sul moderno lungomare fino all’incantevole Jaffa, non perdetevi il coloratissimo Ha’Carmel Market, fate una passeggiata lungo Rothschild Boulevard vero e proprio paradiso per gli amanti dello stile bauhaus  e andate a vedere il memoriale eretto in Piazza Rabin a seguito dell’assassinio del Primo Ministro.

Insomma se Gerusalemme è il passato, Tel Aviv è completamente proiettata verso il futuro.

U – UNESCO
Come se la situazione tra Israele e Stato di Palestina non fosse già di per sè abbastanza complicata, dopo Trump ci si è messo pure l’UNESCO.
Se la scelta di adottare la Risoluzione su Gerusalemme Est – in cui ci si riferiva ai luoghi santi della città vecchia con il solo nome arabo – aveva già suscitato forte indignazione, la decisione di indicare  la città di Hebron con la Tomba dei Patriarchi come sito palestinese Patrimonio dell’umanità è  stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. 
La città di Hebron è infatti venerata trasversalmente da ebrei, cattolici e mussulmani in quanto   luogo di sepoltura dei patrirachi  Abramo, Isacco,Giacobbe e delle rispettive mogli.
Stupisce, e rammarica, che un’organizzazione deputata a favorire la cooperazione tra i popoli e le culture possa adottare delle decisioni così tanto ottuse se non addirittura provocatorie

V – Visto,controlli aeroportuali e sicurezza in generale
Ai cittadini italiani non è richiesto il visto per entrare in Israele, fino a 90 giorni di permanenza.

E il temibile timbro sul passaporto? Sfatiamo uno dei tanti miti che circolano sul web: ad oggi il passaporto non viene più timbrato, ma viene semplicemente rilasciato un piccolo tagliandino blu con i propri dati da esibire agli eventuali checkpoint e comunque da conservare fino al rientro in Italia.

Anche per quanto riguarda i controlli aeroportuali non ho visto nulla di particolarmente traumatico o che giustifichi l’allarmismo che circola in rete.
Nel nostro caso ad esempio non ci hanno portato via più di 5 minuti sia in entrata che in uscita. Le domande sono quelle classiche, le stesse per dire che ci sono state fatte anche in Sudafrica: motivo del viaggio, itinerario a grandi linee (non ci hanno chiesto di esibire alcuna prenotazione) e tipo di relazione tra di noi. Fine.

Israele è un paese sicuro? Escludendo ovviamente le zone calde come la Striscia di Gaza, dove comunque non è nemmeno così facile avvicinarsi, in linea di massima direi di si. Sicuramente è un paese che più di altri vive con la costante paura degli attentati, come dimostrano i tantissimi militari che si incontrano per strada, le scolaresche sempre accompagnate dalla scorta armata o i padri di famiglia con la pistola infilata nei pantaloni.
Se visitare Israele è più facile e più sicuro di quello che lasciano trasparire i media, di certo non lo è altrettanto viverci.

W – Wadi Qelt
Per me uno dei luoghi più potenti di Israele.
Immaginate un canyon profondissimo che serpeggia sinuoso nel deserto di Giuda: incastonato al suo interno,  come  una gemma preziosa, il Monastero di San Giorgio.
Un miraggio? A vederlo così precariamente abbarbicato sulle pareti di roccia è difficile credere che abbia resistito tutto questo tempo dalla sua fondazione, nel IV secolo, sfidando la forza di gravità.
Eppure il Monastero è ancora tutt’oggi abitato da una piccola comunità di monaci greco-ortodossi, che vivono seguendo una rigidissima regola all’interno di grotte scavate nella roccia.
Per raggiungerlo da o verso Gerusalemme bisogna percorrere l’autostrada 1 fino al bivio per Mitzpeh Yerico e da lì proseguire seguendo i (pochi) cartelli fino al punto panoramico sul Wadi Qelt e il Monastero, riconoscibile da una colonna con una croce sulla sommità.
Un secondo punto panoramico si trova invece poco più avanti, a sinistra del cancello che segna l’inizio del sentiero che porta invece all’ingresso vero e proprio del Monastero.
Attenzione perchè alcuni siti (tra cui il portale turistico ufficiale della Palestina) segnalano un’apertura pomeridiana del Monastero di San Giorgio, quando invece è accessibile solamente la mattina dalla 9.00 alle 13.00, escluso la domenica.
Un luogo da una bellezza quasi mistica, da contemplare in religioso silenzio.



X – Passo….

Y- Yom Kippur
La festività più solenne del calendario ebraico: il Giorno dell’Espiazione.
La data in cui cade non è per nulla casuale: lo Yom Kippur si celebra infatti il 10 di Tishrei, giorno in cui secondo la tradizione Mosè discese dal Monte Sinai con le seconde Tavole della Legge e con il perdono di Dio verso Israele per il peccato del vitello d’oro.
Chiamato anche “Shabbat del riposo solenne”, è un giorno di digiuno totale dove bisogna astenersi dal mangiare, dal bere e da qualsiasi attività produttiva o divertimento per dedicarsi solamente al raccoglimento e alla preghiera.
Durante lo Yom Kippur davvero tutto Israele si ferma.

Z – Zona A, B e C
Sulla base degli Accordi di Oslo del 1993 la Cisgiordania – o Westbank che dir si voglia, è suddivisa in tre zone:

  • Zona A, a pieno controllo palestinese civile e militare
  • Zona B , a controllo civile palestinese e a controllo israeliano per la sicurezza
  • Zona C, a pieno controllo israeliano

Nella Zona A sono incluse le grandi città palestinesi, Ramallah – capitale de facto dello Stato di Palestina, Betlemme, Nablus, Hebron, che però risultano essere sostanzialmente delle enclavi nelle zone B e C. Con tutte le difficoltà e le tensioni che ne conseguono.

 

Insomma, alla fine di un viaggio in Israele è impossibile non interrogarsi sulla situazione socio-politica di questo paese e sui rapporti tra israeliani e palestinesi.
La verità è che quando ti ritrovi davanti un muro alto 8 metri e ricoperto di filo spinato non puoi pensare che sia giusto.
Così come vengono i brividi quando si sentono dichiarazioni inneggianti a cancellare Israele dalle mappe geografiche.
Ciascuna delle due parti ha allo stesso tempo torto e ragione. Ma la pace non deve per forza essere un ideale romantico: può e deve essere un obiettivo pragmatico.
Un coraggioso impegno di realpolitik che implica il riconoscere all’altro lo stesso proprio diritto di esistere e di vivere dignitosamente.

 

 

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