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Crespi D'Adda: ascesa e declino di un sogno

14.10.15

Esiste un luogo tra la provincia milanese e quella bergamasca dove il tempo sembra essersi fermato.

Crespi d’Adda è una piccola frazione del Comune di Capriate San Gervasio ed è stato dichiarato Patrimonio Unesco nel 1995 quale “esempio eccezionale del fenomeno dei villaggi operai, che vide la luce in Europa e nell’America del Nord tra il diciannovesimo ed il ventesimo secolo, espressione della filosofia predominante tra gli industriali illuminati nei riguardi dei loro operai”.
Mi piace la definizione di Crespi d’Adda che viene proposta sul sito www.crespidadda.it: "E’ come un palcoscenico la cui rappresentazione è il lavoro".
 
Il lavoro quindi è il protagonista principale. Il lavoro che qui si identifica con la fabbrica del padrone.
E proprio le ciminiere sono ben visibili da ogni angolo del Paese - il cui nome stesso è legato a quello dell’industriale che lo ha creato dal nulla.

Il progetto illuminato di Cristoforo Benigno Crespi, discendente di una famiglia di industriali di Busto Arsizio, era infatti quello di dare ai propri lavoratori abitazioni sane e dignitose e di fornire i mezzi necessari allo sviluppo di un senso di comunità che avrebbe avuto effetti di ritorno positivi anche sullo stesso lavoro in fabbrica.

Questo sogno utopico iniziato nel 1876 venne raccolto anche dal figlio Silvio, che modellò il villaggio di Crespi d’Adda sulla base dei villaggi inglesi visti durante i suoi viaggi, per poi infrangersi duramente contro la realtà imposta dalla crisi del 1929.

Oggi le alte ciminiere della fabbrica non fumano più e i cancelli sono irreversibilmente chiusi: è un gigante dormiente che veglia sul paese ancora abitato dai discendenti degli operai, testimone di un (glorioso?) passato che fu.






Ed eccole qui le casette degli operai: tutte disposte in file ordinate, semplici ma dignitose, ciascuna con il proprio giardino e il proprio orticello ben curato.

Più in là le case dei capi reparto, villette di dimensioni maggiori con l’ingresso rialzato, balconcini e disegni a greca che ne impreziosiscono le facciate.






 
Dallo stesso lato del cotonificio si erge invece maestosa Villa Crespi, la residenza del padrone, vertice gerarchico e geografico del Villaggio. Un vero e proprio castello su cui spiccanno torrette e balconi, in uno stile architettonico neomedioevale.
Sul medesimo asse la Chiesa - che replica di quella di Santa Maria in Piazza di Busto Arsizio - a collegamento con la città natale della famiglia Crespi, mentre di fianco la Scuola, un altro simbolo della magnanimità del padrone.
 
 




Spingendosi verso l’estremità del Villaggio, percorrendo il lungo viale di cipressi, si giunge al Camposanto.

L’occhio corre inevitabilmente all’imponente mausoleo della famiglia Crespi che domina dall’alto della scalinata le piccole croci bianche disposte ordinatamente nei prati centrali.



Ritornando poi verso l’inizio del Villaggio si notano meglio le due case del parrocco e del medico, in posizione sopraelevata rispetto alle altre, a voler evidenziare il loro ruolo - distaccato dal ceto operaio - anche a livello urbanistico.





Proprio in cima alla salita che conduce a queste due case, una piattaforma panoramica consente di ammirare dall’alto questo straordinario esempio di esperimento sociale prima ancora che urbanistico perché “visitare il villaggio industriale di Crespi d’Adda è un viaggio iniziatico nella religione del lavoro che fu l’elemento propulsore dello sviluppo industriale ed economico che pose le fondamenta dei valori della società in cui viviamo oggi”.









Informazioni pratiche
Ogni domenica pomeriggio da marzo ad ottobre vengono organizzate delle visite guidate al Villaggio Operaio di Crespi d'Adda.

E' importante ricordare che il Villaggio Crespi è ancora oggi un paese abitato e si raccomanda pertanto di rispettare la quiete delle case e dei loro abitanti

Maggiori info le trovate sul sito qui.

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